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16 Giugno 2026

Disgrafia nei bambini: come riconoscerla e distinguerla dalla “brutta scrittura”

Bambino che scrive con una matita, immagine dedicata alla disgrafia nei bambini e alle difficoltà di scrittura - Develop Players

Capita spesso di sentire frasi come: “Quel bambino scrive male, dovrebbe impegnarsi di più”. In alcuni casi, però, la difficoltà nella scrittura riguarda qualcosa di più profondo della semplice cura grafica. La disgrafia nei bambini è uno dei DSA, cioè Disturbi Specifici dell’Apprendimento, più spesso confusi con la negligenza, la fretta o la scarsa attenzione.

Quando un bambino scrive male, un DSA come la disgrafia può essere una delle ipotesi da approfondire, soprattutto se la difficoltà resta stabile nel tempo e compare anche quando il bambino prova a concentrarsi. Il confine tra una grafia disordinata e una difficoltà specifica può sembrare sottile, ed è per questo che molti genitori cercano online risposte al dubbio: disgrafia o brutta scrittura?

Capire la differenza è fondamentale. La brutta scrittura riguarda soprattutto l’aspetto estetico del segno e può migliorare con l’esercizio, la maturazione e indicazioni adeguate. La disgrafia, invece, è legata a una difficoltà nell’automatizzare i movimenti della scrittura e richiede un supporto mirato, senza rimproveri né giudizi.

Disgrafia o brutta scrittura? Le differenze principali

Per aiutare genitori e insegnanti a orientarsi, può essere utile osservare alcuni aspetti ricorrenti. Se le caratteristiche associate alla disgrafia compaiono con frequenza durante la scrittura, anche in contesti diversi, può essere opportuno approfondire con figure specializzate.

CaratteristicaBrutta scritturaDisgrafia
Leggibilitàla scrittura può essere difficile da leggere, ma migliora se il bambino rallenta o si concentrala scrittura resta spesso illeggibile, anche per il bambino stesso, indipendentemente dall’impegno
Pressione e tratto sul foglioil tratto tende a essere continuo e fluido, con una pressione abbastanza omogeneala pressione risulta poco regolata, troppo forte o troppo debole, con tratto tremolante o spezzato
Gestione dello spazio e delle lineemargini e righe vengono generalmente rispettati, anche se le lettere sono irregolariparole e lettere tendono a “fluttuare” sopra o sotto le righe, con spazi molto ridotti o eccessivi
Dimensione dei caratterila dimensione delle lettere resta abbastanza costante lungo la paginale proporzioni sono poco stabili, con lettere molto piccole alternate a lettere molto grandi
Impugnatura e postural’impugnatura può essere lievemente scorretta, ma il corpo accompagna il movimento in modo flessibilel’impugnatura appare rigida, con dita troppo vicine alla punta o chiuse “a pugno”; anche la postura può risultare rigida o insolita
Uso delle mani e movimentil’altra mano sostiene il quaderno e aiuta a mantenerlo fermol’altra mano può disimpegnarsi, giocare con oggetti vicini o accompagnarsi a movimenti involontari del volto o delle mani
Fatica fisicail bambino può scrivere senza lamentare dolore o tensione particolarepossono comparire dolore alla mano o al polso, crampi e affaticamento precoce dopo poche righe
Velocitàla velocità è tendenzialmente adeguata al resto della classela scrittura può essere molto lenta oppure troppo veloce e caotica
Evoluzione nel tempotende a migliorare con l’esercizio e la crescital’illeggibilità e la fatica persistono anche dopo esercizio e richiami a “scrivere meglio”

Disgrafia sintomi: i segnali da osservare a scuola e a casa

Quando si parla di segnali della disgrafia, è utile ricordare che si tratta di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento: le difficoltà che si osservano non dipendono da scarso impegno o disattenzione, ma da un funzionamento neurobiologico specifico nell’area della scrittura. Prima ancora di osservare la forma delle singole lettere, la disgrafia può manifestarsi attraverso indicatori legati alla coordinazione, alla motricità fine e alla percezione dello spazio.

Tra i segnali più frequenti si possono osservare:

  • pressione e tratto instabili: il bambino fatica a regolare la forza impressa sul foglio quando scrive o disegna. La pressione può essere così forte da lasciare solchi sulla carta oppure così debole da rendere il tratto poco visibile
  • impugnatura e postura scorrette: le dita sono spesso troppo vicine alla punta della penna o contratte “a pugno”. Il tronco può apparire rigido oppure il bambino tende ad appoggiarsi molto sul banco
  • gestione faticosa dello spazio e dei margini: il bambino fatica a orientarsi nello spazio del foglio, a rispettare i margini laterali o a mantenere distanze regolari tra parole, righe ed elementi grafici
  • difficoltà nella copia di figure e nel disegno: la riproduzione di forme geometriche semplici può risultare complessa, con angoli arrotondati, cerchi aperti o disegni poco maturi rispetto all’età
  • difficoltà nei gesti quotidiani correlati: la fragilità nella motricità fine può emergere anche in attività come allacciarsi le scarpe, abbottonarsi i vestiti, usare le forbici o avvitare un tappo

Come si manifesta la disgrafia nella scrittura

Nel processo di scrittura vero e proprio, la disgrafia si riconosce perché il gesto grafico perde fluidità, continuità ed efficacia. Il bambino può conoscere la lettera da scrivere, ma fatica a trasformarla in un segno ordinato, proporzionato e stabile sul foglio.

Le manifestazioni più comuni riguardano:

  • leggibilità compromessa: le lettere appaiono deformate, incomplete o irregolari nelle proporzioni. In alcuni casi la grafia risulta difficile da leggere anche per il bambino stesso dopo un po’ di tempo
  • difficoltà a restare sulla linea: le parole faticano a seguire l’andamento del rigo e possono salire, scendere o spostarsi nello spazio del foglio
  • unione faticosa dei grafemi: nel corsivo, i legami tra una lettera e l’altra possono risultare distorti, interrotti o poco fluidi
  • confusione tra caratteri diversi: il bambino può alternare corsivo, stampato minuscolo e stampato maiuscolo all’interno della stessa parola o della stessa frase

In alcuni casi il bambino con disgrafia può commettere anche errori ortografici, grammaticali o sintattici, perché una parte consistente delle energie mentali viene assorbita dal gesto grafico. Quando scrivere richiede molta fatica, restano meno risorse disponibili per pianificare il testo, controllare gli errori e organizzare il contenuto.

Per questo, in presenza di una certificazione di DSA, è importante che la scuola preveda strumenti compensativi, misure dispensative e criteri valutativi coerenti, riportati nel PDP, cioè il Piano Didattico Personalizzato.

Disgrafia: chi la cura e chi può fare la diagnosi?

Quando il dubbio persiste e gli indicatori della disgrafia sono frequenti, è utile muoversi con tempestività, ma senza allarmismi. La diagnosi di disgrafia viene formulata a partire dalla fine della terza classe della scuola primaria, quando il percorso di apprendimento della scrittura consente una valutazione più attendibile.

Genitori e insegnanti hanno un ruolo centrale come osservatori. Possono notare segnali ricorrenti, raccogliere esempi, confrontarsi tra scuola e famiglia e suggerire un approfondimento. La valutazione clinica, però, spetta a professionisti qualificati.

Nel percorso diagnostico possono intervenire più figure. Il neuropsichiatra infantile ha un ruolo medico centrale, mentre psicologi e altri professionisti possono contribuire alla valutazione attraverso test standardizzati e osservazioni specifiche. Per questo, nell’ambito dei DSA, si lavora spesso in équipe multidisciplinari, dove competenze diverse aiutano a definire il profilo del bambino in modo più completo.

Per la redazione del PDP, la scuola richiede di norma una certificazione rilasciata da una struttura pubblica o da enti accreditati. È possibile rivolgersi anche a centri o professionisti privati per una valutazione tempestiva, utile a fare chiarezza, tenendo presente che l’accettazione della documentazione può dipendere dalle regole applicate dalla scuola e dal territorio.

Disgrafia trattamento: riabilitazione e strategie di supporto

Quando si parla di trattamento per la disgrafia, è importante distinguere tra cura intesa come “eliminazione” del disturbo e gestione delle difficoltà. La disgrafia, essendo legata a una caratteristica neurobiologica, accompagna il bambino nel suo percorso, ma può essere affrontata con strategie adeguate, interventi mirati e strumenti scolastici personalizzati.

Il supporto si basa soprattutto su due piani: la rieducazione della scrittura e le misure compensative e dispensative a scuola.

La rieducazione della scrittura

La rieducazione della scrittura può aiutare il bambino a migliorare l’impugnatura, la gestione dello spazio sul foglio, la fluidità del movimento e la coordinazione oculo-manuale.

Gli incontri possono coinvolgere figure come il terapista della neuro-psicomotricità dell’età evolutiva, che lavora sul gesto grafico, la coordinazione e la motricità fine, o il logopedista, quando sono presenti difficoltà che riguardano anche la componente linguistica della scrittura. Il percorso viene indicato dall’équipe in base al profilo specifico del bambino. Gli esercizi devono essere mirati, graduali e sostenibili, perché l’obiettivo è rendere il gesto grafico meno faticoso e più funzionale.

Le misure compensative e dispensative a scuola

Dopo la certificazione di DSA, la scuola redige il PDP, che può prevedere strumenti e misure utili a ridurre il carico legato alla scrittura manuale.

Tra gli strumenti compensativi possono rientrare:

  • uso del computer con correttore automatico per i testi lunghi
  • quaderni con rigature speciali o griglie visive per margini e spazi
  • registratore o altri strumenti utili per seguire le lezioni senza dover copiare tutto

Tra le misure dispensative possono rientrare:

  • riduzione della copia di lunghi testi dalla lavagna
  • riduzione del carico dei compiti scritti
  • preferenza per verifiche orali o strutturate
  • tempi aggiuntivi durante le prove

L’obiettivo è permettere al bambino di mostrare ciò che sa, riducendo l’impatto della fatica grafica sulla valutazione complessiva.

Quando preoccuparsi e cosa fare

Una grafia disordinata, da sola, richiede osservazione e accompagnamento. Quando però la difficoltà è persistente, la scrittura resta illeggibile anche con l’impegno, il bambino si affatica dopo poche righe o mostra disagio rispetto ai compiti scritti, è utile confrontarsi con la scuola e valutare un approfondimento.

La domanda “disgrafia o brutta scrittura?” nasce spesso da una preoccupazione legittima. La risposta passa dall’osservazione attenta, dal dialogo tra famiglia e insegnanti e, quando necessario, da una valutazione specialistica. Riconoscere la disgrafia nei bambini significa intervenire con strumenti adeguati, alleggerire la frustrazione e aiutare ogni bambino a esprimere le proprie competenze senza essere penalizzato dalla fatica del gesto grafico.

Understanding how your son or daughter's mind works is the first step to really helping him or her. Find out his or her cognitive profile and find practical strategies to offer him or her the right support, at home and at school.