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29 Luglio 2026

DSA e corsivo a scuola: cosa prevede la normativa e cosa cambia

Scrittura in corsivo DSA - Develop Players

Il rapporto tra DSA e corsivo a scuola continua a suscitare domande tra famiglie e insegnanti. Le nuove indicazioni nazionali hanno riportato al centro dell’attenzione la scrittura manuale, attribuendo particolare importanza al corsivo e alla calligrafia. Per un bambino con dislessia, disgrafia o altre difficoltà nella scrittura, il corsivo deve essere utilizzato da tutti?

Dopo il primo anno di applicazione graduale della normativa, è possibile chiarire un punto essenziale. Il corsivo rientra tra gli apprendimenti valorizzati dal nuovo curricolo, ma questo non cancella la personalizzazione prevista per gli studenti con DSA. La richiesta deve essere adattata alle caratteristiche del singolo bambino, alle indicazioni contenute nella diagnosi e a quanto definito nel Piano Didattico Personalizzato.

Parlare di corsivo obbligatorio e dislessia come se esistesse una regola identica per tutti rischia quindi di semplificare una questione più articolata.

Normativa 2025, corsivo e DSA: a che punto siamo

La nuova normativa nazionale è stata adottata con il D.M. 9 dicembre 2025, n. 221, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 gennaio 2026 ed entrato in vigore l’11 febbraio dello stesso anno. La sua applicazione è iniziata nell’anno scolastico 2026/2027, mentre le classi intermedie già attive nel 2025/2026 continuano a seguire le indicazioni del 2012 fino alla conclusione del rispettivo percorso.

Nell’anno scolastico 2027/2028 l’applicazione prosegue per le nuove classi prime e per le classi seconde che avevano già iniziato il percorso con il nuovo curricolo. Per le classi terze della scuola primaria è prevista un’anticipazione limitata alla disciplina della storia. Il sistema scolastico si trova quindi ancora in una fase transitoria, nella quale il quadro di riferimento può variare in base alla classe frequentata.

Questo passaggio graduale non modifica le tutele riconosciute agli studenti con DSA. La Legge 170/2010 continua a garantire una didattica individualizzata e personalizzata, strumenti compensativi e misure dispensative dalle prestazioni che non risultano essenziali rispetto ai concetti da apprendere.

Cosa dice la normativa sulla scrittura in corsivo

Il nuovo documento attribuisce alla scrittura manuale un ruolo rilevante nel percorso scolastico. Nella premessa generale richiama espressamente l’apprendimento della scrittura a mano, con riferimento al corsivo e alla calligrafia. Tra gli obiettivi previsti al termine della classe terza della scuola primaria compare la capacità di scrivere manualmente sia in stampatello sia in corsivo.

Il corsivo diventa quindi un contenuto al quale la scuola deve dedicare attenzione. Da questo principio, però, non deriva che ogni bambino debba raggiungere lo stesso risultato negli stessi tempi o utilizzare sempre il corsivo in tutte le attività.

Le indicazioni contenute nella normativa ribadiscono anche il valore della personalizzazione e la responsabilità della scuola nel predisporre ambienti e strategie accessibili. La stessa Legge 170/2010 richiede forme di lavoro flessibili, capaci di tenere conto delle caratteristiche dello studente.

Il corsivo è obbligatorio per gli alunni con dislessia?

La dislessia riguarda principalmente la correttezza e la rapidità della lettura. La disgrafia interessa invece la realizzazione grafica della scrittura. Sono entrambi DSA, ma coinvolgono abilità differenti e possono presentarsi separatamente oppure insieme.

Un bambino con dislessia può imparare e utilizzare il corsivo senza una particolare fatica grafo-motoria. La sola diagnosi di dislessia non comporta quindi automaticamente la dispensa da questo carattere.

Al contrario, uno studente con disgrafia può incontrare difficoltà nel controllare il tratto, mantenere la continuità del movimento, rispettare le dimensioni delle lettere o conservare una grafia sufficientemente chiara. In questi casi, l’uso del corsivo deve essere valutato osservando quanto incide sui tempi di lavoro e sulla possibilità di dedicare attenzione al contenuto.

Non esiste dunque una risposta valida per ogni situazione. Il corsivo può essere proposto e insegnato, ma modalità, tempi e richieste devono essere coerenti con il funzionamento del singolo alunno.

Bambino disgrafico e corsivo: perché può emergere una maggiore fatica

Per comprendere il rapporto tra bambino disgrafico e corsivo, occorre considerare quante operazioni sono coinvolte nella scrittura manuale.

Il bambino deve recuperare la forma delle lettere, programmare il movimento, controllare la pressione della penna e organizzare lo scritto nello spazio del foglio. Contemporaneamente deve ricordare la frase, applicare le regole ortografiche e costruire il testo.

Nel corsivo si aggiunge la necessità di collegare le lettere attraverso un movimento continuo. Le Linee guida cliniche sui DSA precisano che il controllo grafo-motorio richiesto dal corsivo è più complesso rispetto a quello necessario per altri caratteri. Sottolineano però anche che la disgrafia può interessare la scrittura manuale indipendentemente dal carattere utilizzato.

La difficoltà non coincide quindi semplicemente con una grafia poco ordinata. Possono comparire una scrittura molto lenta, frequenti sollevamenti della penna, interruzioni del movimento, lettere irregolari o difficili da distinguere. Quando il gesto grafico non è automatizzato, può inoltre assorbire risorse cognitive che servirebbero per l’ortografia e per l’organizzazione del testo.

Questi segnali devono essere osservati nel tempo. Da soli non permettono di formulare una diagnosi, che richiede una valutazione specialistica.

Stampato maiuscolo e DSA: quando può essere utile

Lo stampato maiuscolo nei DSA viene talvolta percepito come una soluzione di ripiego. In alcuni percorsi può invece rappresentare una modalità di scrittura più funzionale.

Le lettere separate riducono la necessità di gestire le legature del corsivo e permettono al bambino di interrompere il movimento tra un grafema e l’altro. Questo può facilitare il lavoro di alcuni studenti che mostrano difficoltà nella continuità del tratto o nel recupero dei diversi collegamenti tra le lettere.

La scelta dello stampato maiuscolo non deve però diventare automatica per tutti gli alunni con DSA. Un bambino può trovarlo più accessibile, mentre un altro può continuare a mostrare lentezza e affaticamento anche con questo carattere. Le Linee guida cliniche ricordano infatti che una difficoltà significativa presente anche nelle forme di scrittura meno complesse, come lo stampato maiuscolo, può indicare una fragilità più estesa della scrittura manuale.

In questi casi può essere utile valutare l’impiego della videoscrittura, soprattutto nelle attività lunghe o quando l’obiettivo è produrre un testo articolato.

Lo stampato maiuscolo, il corsivo e la tastiera sono strumenti diversi. La scelta dovrebbe dipendere dal compito e da quale modalità consente al bambino di comunicare ciò che ha appreso con maggiore autonomia.

Come gestire il corsivo nel PDP

Il Piano Didattico Personalizzato deve tradurre le caratteristiche indicate nella diagnosi in scelte didattiche concrete. Non è sufficiente riportare formule generiche: occorre specificare come saranno gestite le attività di scrittura nella quotidianità scolastica.

In relazione al corsivo, il PDP può indicare:

  • il carattere di scrittura da utilizzare prevalentemente
  • le attività nelle quali proporre o esercitare il corsivo
  • la possibilità di impiegare lo stampato maiuscolo
  • la riduzione delle copie prolungate dalla lavagna
  • tempi aggiuntivi per le prove scritte
  • l’utilizzo del computer nelle produzioni più lunghe
  • criteri di valutazione che distinguano il contenuto dalla qualità grafica.

La Legge 170/2010 prevede espressamente metodologie flessibili, strumenti compensativi e tecnologie informatiche. Le misure devono essere scelte in base al bisogno effettivo e applicate con continuità, evitando che restino soltanto una dichiarazione formale nel documento.

La dispensa dal corsivo non deriva automaticamente dalla diagnosi di DSA. Può essere prevista quando il suo utilizzo rappresenta una prestazione poco funzionale rispetto all’obiettivo didattico e quando questa scelta è coerente con il profilo dello studente.

Come proporre il corsivo senza aumentare la fatica

Il corsivo può essere introdotto gradualmente, osservando come il bambino risponde alle attività proposte. Nelle prime fasi è utile lavorare su esercizi brevi, con modelli grafici chiari e tempi adeguati.

L’obiettivo è verificare se il gesto diventa progressivamente più fluido. Quando, nonostante l’esercizio, la scrittura rimane molto lenta o poco chiara, occorre riconsiderare le richieste.

Un alunno può utilizzare il corsivo durante un’attività dedicata all’apprendimento del gesto grafico e ricorrere allo stampato o alla tastiera per un testo lungo. La scelta dello strumento può cambiare in base allo scopo del compito.

Anche la valutazione deve restare coerente. Se una prova serve a verificare la comprensione di un argomento, le conoscenze disciplinari o la capacità di costruire un ragionamento, la qualità del corsivo non dovrebbe compromettere il giudizio sui contenuti.

Il confronto tra famiglia e scuola

Quando il corsivo genera una fatica evidente, famiglia e docenti dovrebbero confrontarsi partendo da elementi osservabili.

È utile chiedersi quanto tempo richiede il compito, se la grafia rimane chiara con il passare dei minuti e se il bambino riesce a rileggere ciò che ha scritto. Occorre inoltre verificare se la difficoltà compare soltanto nel corsivo oppure anche nello stampato maiuscolo.

Il confronto può portare a modificare alcune richieste, introdurre uno strumento compensativo o aggiornare il PDP. Le strategie devono essere verificate periodicamente, perché le esigenze possono cambiare durante il percorso scolastico.

Famiglia e scuola condividono lo stesso obiettivo: permettere al bambino di apprendere e di esprimere le proprie conoscenze senza impiegare gran parte delle energie nel controllo del segno grafico.

Che cosa cambia per gli studenti con DSA

La normativa 2025 ha rafforzato la presenza del corsivo nel curricolo e richiede alla scuola di dedicare maggiore attenzione alla scrittura manuale. Non ha eliminato le tutele previste dalla Legge 170/2010 e non autorizza l’applicazione di richieste identiche per ogni studente.

Per gli alunni con DSA continua a valere il principio della personalizzazione. Il corsivo può essere insegnato e sperimentato, valutando i progressi e il livello di fatica. Quando la scrittura diventa un ostacolo rispetto al contenuto, la scuola deve adattare tempi, modalità e strumenti di apprendimento.

La domanda utile non è se il corsivo sia giusto o sbagliato in assoluto. Occorre capire se, in quella fase del percorso, consente al bambino di scrivere in modo sufficientemente fluido e di concentrarsi su ciò che vuole comunicare.

Corsivo, stampato maiuscolo e videoscrittura sono strumenti diversi per raggiungere lo stesso obiettivo: permettere al bambino di esprimere ciò che ha appreso nel modo più funzionale al suo profilo.

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