Ogni bambino segue un proprio percorso di crescita, fatto di tappe, scoperte e tempi personali. Con l’ingresso alla scuola primaria, però, le sfide cambiano: la lettura diventa uno strumento fondamentale per apprendere, orientarsi tra le informazioni e conoscere il mondo.
Spiego spesso ai genitori che proprio in questo periodo possono delinearsi con più chiarezza alcune difficoltà nella lettura. Allo stesso tempo, già negli anni della scuola dell’infanzia è possibile osservare alcuni segnali precoci della dislessia da monitorare con attenzione.
Quando un bambino fa fatica a leggere, il punto da osservare riguarda il modo in cui il suo cervello sta cercando di decodificare quei segni complessi che sono le lettere. Guardare questi sforzi con attenzione permette di capire se si tratta di un tempo di maturazione personale un po’ più lungo oppure di possibili campanelli d’allarme della dislessia.
A che età si vedono i primi segnali precoci della dislessia?
Alcuni possono pensare che la dislessia compaia all’improvviso quando la lettura diventa più complessa. In realtà, le neuroscienze ci dicono che i primi indizi di quella che potrebbe strutturarsi come una difficoltà di lettura possono manifestarsi già dall’infanzia.
In questa fase prescolare, però, si parla di predittori o indicatori di rischio, cioè segnali da osservare nel tempo. Sono campanelli d’allarme legati soprattutto allo sviluppo del linguaggio orale e delle abilità visuo-spaziali, come indicato dagli studi di Snowling e colleghi, 2016, e Franceschini e colleghi, 2012.
Il quadro cambia e diventa più definito con l’ingresso alla scuola elementare. È in questo momento, infatti, che il bambino viene esposto in modo sistematico e formale alla lingua scritta, permettendo di osservare in modo più diretto le sue abilità di lettura.
Quando si può fare la diagnosi di dislessia?
La diagnosi ufficiale di dislessia può essere effettuata solo alla fine della seconda classe della scuola primaria. Questo tempo di attesa serve a dare al sistema cerebrale il tempo necessario per stabilizzare i processi di automatizzazione e permette di distinguere con maggiore accuratezza tra un disturbo neurobiologico e un semplice ritardo nell’apprendimento.
Osservare prima i segnali di rischio, però, ha un valore importante. Permette di sostenere il percorso del bambino e attivare interventi di potenziamento mirati già prima di arrivare a una diagnosi formale.
Quali sono i campanelli d’allarme della dislessia nella scuola dell’infanzia?
Prima dei sei anni, l’osservazione si concentra soprattutto su come il bambino elabora i suoni, il linguaggio e le informazioni visive nello spazio circostante. I fattori predittivi più significativi riguardano alcune aree specifiche.
Sul piano delle competenze comunicativo-linguistiche, si può notare se il bambino incontra ostacoli nel memorizzare la musicalità delle parole o nell’organizzare i significati. Ad esempio, può fare fatica a ricordare filastrocche in rima, a strutturare una frase o ad apprendere parole nuove.
Un’altra area importante riguarda le abilità di discriminazione uditiva e fonologica. In questo caso si osserva se il bambino incontra difficoltà nell’identificare, elaborare e manipolare i suoni che compongono una parola, nel sillabare o nel riconoscere lettere con una pronuncia simile, come f/v oppure t/d.
Infine, sono rilevanti anche le competenze visuo-spaziali. Si può osservare se il bambino riesce a orientarsi sul foglio quando disegna, a mantenere i margini, a copiare forme geometriche semplici, a esplorare i dettagli di un’immagine o a seguire con lo sguardo una sequenza di simboli in modo lineare.
Cosa osservare in prima elementare se un bambino fa fatica a leggere?
Con l’inizio della scuola elementare, il carico cognitivo aumenta e le richieste didattiche diventano più strutturate. Quando si parla di dislessia in prima elementare, l’attenzione va posta sul funzionamento globale del bambino mentre interagisce con il testo.
Durante i primi mesi di scuola, esitazioni, lentezza e inversioni di lettere possono far parte del normale processo di alfabetizzazione. L’elemento da monitorare riguarda soprattutto la persistenza degli errori nel tempo, anche dopo un’adeguata esposizione didattica e un esercizio ben strutturato.
Quali difficoltà di lettura nei bambini di 6 anni meritano attenzione?
Quando emergono difficoltà di lettura nei bambini di 6 anni, è utile osservare alcune aree in modo ordinato.
La prima riguarda la velocità e la fluidità. La lettura può rimanere lenta, frammentata, sillabica ed esitante anche verso la fine della prima elementare.
La seconda riguarda l’accuratezza. Possono comparire inversioni sistematiche di lettere con forte somiglianza visiva e speculare, come b/d o p/q, oppure confusioni costanti tra suoni foneticamente vicini, come f/v o c/g.
Un’altra area da osservare è il processamento visivo del testo. Il bambino può perdere spesso il segno, saltare righe o parole, oppure indovinare la parte finale di un vocabolo basandosi solo sulla prima parte.
Infine, conta anche la risposta emotiva. Stanchezza, mal di testa, rifiuto o resistenza nei confronti della lettura possono indicare che l’attività richiede al bambino uno sforzo molto elevato.
Cosa fare se si notano segnali precoci della dislessia?
Se i segnali osservati a casa sono simili a quelli descritti, il primo passo è costruire un’alleanza con la scuola. Il confronto con gli insegnanti permette di capire se le fatiche presenti nell’ambiente domestico emergono anche durante le attività scolastiche.
In parallelo, è possibile attivare un potenziamento mirato già in prima elementare, lavorando su abilità fonologiche e associazione grafema-fonema per sostenere alcuni aspetti della lettura.
Se, alla fine della seconda classe primaria e dopo mesi di potenziamento, le difficoltà permangono, il pediatra diventa la figura di riferimento per orientare la famiglia verso i servizi territoriali o i centri privati convenzionati, avviando l’iter di valutazione specialistica.
Dopo un’attenta valutazione neuropsicologica, il neuropsichiatra infantile può formulare la diagnosi. Questo passaggio permette di impostare percorsi riabilitativi e di trattamento personalizzati sulle specifiche abilità di lettura del bambino. Inoltre, consente alla scuola di redigere il PDP, Piano Didattico Personalizzato, un documento che tutela il bambino e gli permette di avere pari opportunità di apprendimento attraverso strumenti compensativi, misure dispensative e modalità di valutazione personalizzate.



