17 Giugno 2025

ADHD: guida completa su come arrivare ad una diagnosi 

Avere l’ADHD (Disturbo da deficit di Attenzione e Iperattività) significa dover convivere ogni giorno  con una neurodiversità che ha una forte componente comportamentale. Fa parte dei cosiddetti “disturbi del neurosviluppo”, ossia delle neurodivergenze che si manifestano in età evolutiva e influenzano diverse sfere della vita. 

Il bambino con ADHD potrebbe non riuscire a rimanere concentrato, facendosi distrarre facilmente, oppure non riuscire a rimanere fermo, sentendo il bisogno impellente di muoversi. Questi comportamenti potrebbero farlo sembrare sempre con la testa fra le nuvole oppure in un continuo stato di agitazione.  

Arrivare in modo tempestivo ad una diagnosi è sicuramente il modo migliore per impostare interventi mirati ed efficaci in grado di sostenere questi bambini a scuola e al di fuori di essa. Ma come si arriva ad una diagnosi? Quali sono i passi da seguire? 

Uno zoom sulle caratteristiche dell’ADHD 

L’ADHD si manifesta con tre principali caratteristiche: 

disattenzione: difficoltà a mantenere la concentrazione e tendenza a farsi distrarre facilmente  da stimoli esterni (suoni, rumori, elementi dinamici ecc.) o da stimoli interni (pensieri,  emozioni, sensazioni ecc.); 

iperattività: irrefrenabile necessità di movimento, che si traduce nell’incapacità di rimanere  seduti, nell’eccessiva loquacità o nella manifestazione di movimenti ripetitivi (mordicchiare  penne, muovere le gambe, tamburellare le dita ecc.); 

impulsività: tendenza ad agire istintivamente senza riflettere sulle conseguenze o, in generale,  senza pianificazione. Questa caratteristica si rivela attraverso le difficoltà organizzative, la  scarsa capacità di regolazione delle emozioni, la mancanza di inibizione e autocontrollo del  comportamento. 

È possibile distinguere tre varianti in base alla predominanza di una caratteristica sulle altre: 

variante disattenta: la disattenzione predomina sull’iperattività-impulsività;

variante iperattiva-impulsiva: l’iperattività-impulsività predomina sulla disattenzione; • Variante combinata: disattenzione e iperattività-impulsività sono presenti in egual misura. 

Queste caratteristiche possono essere presenti in molti bambini, ma rientrano in un quadro di neurodiversità quando sono persistenti, pervasive e atipiche rispetto all’età evolutiva. 

Una diagnosi tempestiva, quindi, permetterà al bambino di trovare una rete assistenziale e di supporto, che lo aiuterà a fronteggiare le sfide quotidiane in ambito scolastico ed extra-scolastico. 

I passaggi da seguire per arrivare ad una diagnosi d ADHD 

1. Osservazione del bambino  

È opportuno che la famiglia e la scuola abbiano un ruolo osservativo. La famiglia, già in età prescolare,  potrebbe rilevare dei campanelli d’allarme, osservando le modalità relazionali e di gioco del bambino. 

Lo stesso dovrebbe avvenire nel contesto scolastico con gli insegnanti e gli educatori. Si potrebbe osservare: 

esagitazione: il bambino ha una forte esigenza di movimento, non si ferma mai e fatica a stare  fermo, anche nelle situazioni che lo richiederebbero. Quando è costretto a rimanere seduto,  spesso trova un modo per muoversi (dondolarsi, muovere le gambe sotto la sedia ecc.).  Inoltre, ci si può accorgere di una sua difficoltà a giocare in modo calmo, mostrando  rumorosità, loquacità e invadenza; 

impulsività: il bambino tende ad agire senza pensare, si intromette nei giochi e nelle conversazioni, dando fastidio ai compagni. Non è paziente, spesso infrange le regole, non tollera la frustrazione con ripercussioni negative sulle relazioni sociali; 

disattenzione: il bambino spesso non riesce a rimanere agganciato su un’attività, divaga e si distrae facilmente, appare con la testa tra le nuvole, sognatore, sbadato, dimenticando oggetti e perdendo giochi o materiale scolastico. 

Se gli insegnanti riscontrano dei segni precoci, hanno il compito di riferirlo ai genitori e di indicare loro  la strada per degli accertamenti. 

2. Contatto con il professionista  

I genitori, a questo punto, dovrebbero mettersi in contatto con il professionista di riferimento, che solitamente è il neuropsichiatra infantile o, al massimo, uno psicologo convenzionato. Questo fisserà un primo appuntamento, che consisterà in un colloquio con i genitori e una prima presentazione del professionista al minore. 

3. Colloquio con i genitori  

Il colloquio prevede una raccolta di informazioni (anamnesi) che include diverse sfere: 

• sviluppo neuropsicomotorio 

• elementi di rilievo della storia familiare  

• informazioni sulla gravidanza e sui primi mesi di vita 

• stile educativo e dinamiche familiari di rilievo 

• comportamento del bambino a casa e a scuola 

Si tratta di un momento cruciale per comprendere il contesto di vita del minore, fare un’analisi differenziale e valutare possibili comorbilità. 

4. Osservazione diretta del bambino e somministrazione test  

Al colloquio segue la fase valutativa, che si divide in:  

qualitativa: viene effettuata una osservazione diretta del bambino in setting strutturati (spazi e attività predisposte dal professionista in studio) e/o non strutturati (spazi e attività della vita quotidiana). L’obiettivo è quello di analizzare le modalità di interazione del bambino con l’ambiente, focalizzandosi sulle sue capacità attentive, motorie, di inibizione e organizzazione  ecc. 

quantitativa: viene effettuata somministrando questionari e test standardizzati in grado di rilevare alcuni indici fondamentali. I più utilizzati sono: 

conners: scala valutativa in tre versioni (genitore, insegnante, autovalutazione) in grado di indagare i comportamenti psicopatologici o problematici di bambini e adolescenti; 

BIA: batteria composta da questionari e test per la valutazione dell’attenzione,  dell’impulsività, dei processi di controllo e dei comportamenti del bambino; 

NEPSY: batteria di test per la valutazione dello sviluppo neuropsicologico in età evolutiva,  che permette di aver una panoramica sul funzionamento del bambino a livello cognitivo,  fornendo informazioni sulle difficoltà scolastiche, sociali e comportamentali.    

5. Diagnosi  

Tutte le informazioni raccolte dal professionista condurranno alla formulazione della diagnosi e alla stesura della relazione. Questa sarà il punto di partenza per poter attivare una serie di interventi volti a sostenere il bambino quotidianamente, permettendogli di vivere la vita con maggior serenità e di avere pari opportunità di apprendimento secondo il suo personale stile.

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