17 Luglio 2025

Come aiutare nello studio un bambino con ADHD: strategie per motivare, organizzare e migliorare la concentrazione 

Aiutare a studiare un bambino o una bambina con ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) e aiutarli nei compiti per casa può essere difficile per un genitore. Distrazioni frequenti, difficoltà ad organizzarsi, incapacità a stare fermi sulla sedia sono tutti comportamenti tipici ricorrenti.  

Ci sono strategie psicoeducative che sono state dimostrate efficaci per supportare il proprio figlio o la propria figlia nello studio, ma talvolta le difficoltà sono così forti da rendere necessario l’intervento di uno specialista.

La gestione delle distrazioni 

La distrazione è una caratteristica chiave dell’ADHD, infatti bambini e bambine sono altamente sensibili agli stimoli ambientali. Proprio per questo, va allestito un ambiente in modo strategico: 

Zona studio minimalista: la scrivania deve essere sgombra e deve avere sopra solo il materiale  necessario. Intorno sarebbe meglio non avere distrazioni (es. giochi, altri libri ecc.), quindi la  stanza per i compiti dovrebbe essere diversa dalla stanza dedicata al gioco e al tempo libero. 

Evitare interruzioni esterne: i telefoni devono essere in silenzioso e lontani dalla scrivania, non  ci deve essere la TV accesa o altre fonti sonore e non si dovrebbe permettere ai fratelli (se  presenti) di entrare nella stanza durante il momento dei compiti. 

Oggetti da manipolare: talvolta, per alcuni bambini o bambine, un antistress (es. piccola pallina da  manipolare o una seduta dinamica) permette loro di gestire meglio l’iperattività, convogliando  la motricità su questi oggetti. 

Potrebbe essere utile anche alternare le modalità: studio da seduti, ripasso camminando, disegno dei  concetti e approfondimento con video. Cambiare stimolo mantiene sicuramente più viva la  concentrazione.

Trovare la motivazione: un primo passo importante 


Il primo nodo da sciogliere è solitamente la motivazione allo studio. Salta subito agli occhi che quando c’è un interesse, come i videogiochi o un video, le difficoltà sembrano sparire. Come se la motivazione e l’interesse togliessero tutti i problemi. Questo è vero per tutti, ma nelle persone con ADHD fa molto effetto dato il grande divario con le situazioni in cui hanno difficoltà. 

Per aiutarle, potrebbe essere utile partire dagli interessi e dalle passioni, per poi portare i compiti in quel mondo. Ad esempio, se il bambino o la bambina fossero attratti dal mondo delle automobili, potremmo: 

Trasformare il compito in una sfida personale: “Siamo in una pista, tutte le auto stanno correndo e il nostro pilota fa pit stop perché la macchina non funziona bene. Abbiamo solo dieci minuti di tempo per sistemare tutto e tagliare il traguardo. Se concludi l’esercizio correttamente entro questo tempo, aggiusti l’auto e possiamo vincere la gara!”. 

Usare rinforzi positivi a breve termine: si tratta di un premio concordato al raggiungimento di un obiettivo prefissato. Ad esempio, potrebbe essere cinque minuti di gioco con le macchinine oppure una medaglia sticker. Gli sticker fungono da “raccolta punti” al termine della quale è possibile definire un premio finale. 

Dare senso al compito: può essere utile collegare la nozione da studiare con delle esperienze concrete vissute per facilitare l’apprendimento (es. “Hai presente le ruote della tua auto preferita? L’invenzione della ruota, che stai studiando in storia, parla delle antenate delle ruote moderne”). 

Scegli insieme da dove iniziare: coinvolgere il bambino o la bambina nelle decisioni li rende più partecipi e meno oppositivi. 

La motivazione va costruita con empatia e flessibilità, perché la pressione e le forzature peggiorano solo la situazione, alimentando l’ostilità verso la scuola e lo studio. 

Mnemotecniche divertenti per facilitare la memorizzazione 

I bambini con ADHD possono riscontrare delle difficoltà nell’immagazzinamento e recupero delle informazioni nel tempo. Questo è legato alle fragilità attentive, che ostacolano la memorizzazione. 

A tutti capita di non porre attenzione nel chiudere la macchina per, poi, tornare ad accertarsi di averla  effettivamente chiusa. Ciò avviene perché il nostro cervello ha agito con il pilota automatico, senza  porre attenzione sull’azione svolta. La conseguenza è che quell’azione, non essendo passata dal filtro  attentivo, non è stata nemmeno archiviata in memoria.

Esistono però delle tecniche, chiamate mnemotecniche, che supportano la fissazione delle informazioni nella mente. Queste possono essere poste in maniera giocosa, utilizzando la  multisensorialità, in modo tale che il bambino o la bambina possano divertirsi imparando. Occorre capire quali sono a loro più congeniali.

Tra queste ci sono: 

Acronimi o frasi buffe: si tratta di frasi come ad esempio “ma con gran pena le reca giù” per ricordarsi la suddivisione delle Alpi (MA=Marittime, CO=Cozie, GRA=Graie, PE=Pennine, LE=Lepontine, RE= Retiche, CA=Carniche, GIU=Giulie). Si possono trovare (o creare) altre frasi o acronimi anche per le preposizioni semplici in italiano, per le regioni italiane o per altri elenchi da memorizzare; 

Visualizzazione creativa: si possono disegnare mappe mentali colorate, associare immagini o foto inerenti al tema. Se costruite tramite computer, è possibile collegare video, registrazioni audio o link a particolari siti di approfondimento. 

Tecnica dei loci: classica mnemotecnica in cui si individua un percorso all’interno della propria casa (ma può essere anche in giardino o nel parco vicino a casa) e si individuano dei loci, ossia dei punti di riferimento da associare ad un concetto o immagine. Ad esempio, se devo ricordare le regioni italiane posso partire nella parte nord della casa e associare la Valle d’Aosta  all’armadio, il Piemonte al letto ecc. Dopodiché inizierò a camminare lungo questo itinerario e  a fissare le informazioni. Quando mi troverò a doverle recuperare, basterà percorrere mentalmente il percorso con le sue varie tappe. 

Parola in movimento: è possibile associare dei concetti a dei movimenti, che possono formare una coreografia. In questo modo, il bambino o la bambina può esporre un argomento, mentre un adulto  esegue davanti a lui i vari gesti associati ai passaggi del discorso oppure può eseguirli in  autonomia davanti ad uno specchio. 

Registrare e riascoltare la propria voce: a volte può essere utile raccontare la lezione o esporre un argomento a parole proprie e registrandosi, stimolando così la rielaborazione e promuovendo la consapevolezza circa le parti in cui si è più incerti. 

La multisensorialità è un’alleata potente, poiché, coinvolgendo corpo, emozioni e mente, aiuta ad imprimere maggiormente le informazioni. 

Organizzazione dello studio: strumenti visivi e routine flessibile 

La pianificazione è spesso una delle funzioni esecutive più ostacolate dall’ADHD. Serve, quindi, una struttura visibile, ma non rigida, che aiuti i bambini a gestire il tempo e il carico di lavoro. Alcuni strumenti che possono tornare utili in questi casi sono: 

Planner settimanale a colori: si può usare una planner cartaceo o plastificato da tenere in bella  vista. Usare colori diversi per scandire momenti differenti (es. scuola, compiti, tempo libero,  appuntamenti ecc.) aiuta a visualizzare rapidamente le diverse attività. 

Check-list giornaliera: si tratta di una lista di cose da fare e da spuntare, che aiuta a spezzettare  in blocchi più semplici le attività. L’utilizzo di micro-obiettivi o micro-tappe permette al bambino o alla bambina di non perdere la concentrazione in compiti estremamente lunghi. 

Timer visivo o clessidra: aiuta a percepire lo scorrere del tempo, in questo caso esiste una  tecnica (tecnica del pomodoro) che aiuta scandire il tempo con cui svolgere un’attività (20-25  minuti di lavoro + 5 minuti di pausa alla fine di ogni sessione). Per i bambini con ADHD le  sessioni di lavoro possono essere ridotte anche a 15 minuti in base alla tenuta del bambino o della bambina.

Routine aperta: sarebbe opportuno mantenere orari fissi per le varie attività, ma nello stesso tempo è bene adottare una certa flessibilità. Ad esempio, se un giorno il bambino o la bambina sono particolarmente stanchi o agitati, è meglio rivedere la scaletta e ridefinirla. 

La prevedibilità è sicuramente un fattore che li aiuta a capire come muoversi durante la giornata. 

Capire come funziona la mente di tuo figlio o di tua figlia è il primo passo per aiutarlo o aiutarla davvero. Scopri il suo profilo cognitivo e trova strategie pratiche per offrirgli il giusto supporto, a casa e a scuola.