Arrivare a una diagnosi ADHD bambini può richiedere tempo e attenzione. Non sempre i genitori riconoscono subito i segnali. A volte la mancanza di informazioni porta a interpretare i comportamenti solo come vivacità, altre volte è l’incertezza sul percorso da seguire a far rimandare l’avvio dell’iter diagnostico ADHD. Chiarire i passaggi è quindi fondamentale per muoversi con consapevolezza e affrontare al meglio le tappe che portano alla valutazione.
Riconoscere i segnali e scegliere il professionista
La prima fase è osservare da vicino il funzionamento del proprio bambino, cogliendo eventuali indici di ADHD nella quotidianità. Anche le figure educative – insegnanti, allenatori, baby sitter – possono offrire punti di vista preziosi, aiutando a capire come il bambino si comporta in diversi contesti.
Quando emergono dubbi più consistenti, è il momento di rivolgersi a un professionista. I professionisti possono essere raggiunti attraverso le strutture pubbliche o convenzionate con il SSN oppure attraverso centri privati.
Il percorso diagnostico è seguito da una équipe composta da neuropsichiatra infantile e psicologa/o. Logopedista o TPNEE possono essere coinvolti nel caso vi siano comorbidità con altri disturbi. Tutte le figure collaborano per offrire una valutazione completa. Il lavoro in équipe serve anche a trattare i casi complessi dove occorre comprendere tutti gli aspetti che caratterizzano il funzionamento cognitivo e relazionale della/del bambina/o e le caratteristiche delle relazioni con i genitori.
Come prepararsi alla prima visita ADHD
Prima di incontrare lo specialista è utile raccogliere informazioni da condividere:
- esempi concreti di comportamenti difficili da gestire, tempi di comparsa e andamento nel tempo, sviluppo linguistico e motorio
- documentazione medica, relazioni scolastiche o valutazioni già effettuate
- storia familiare, inclusa la presenza di disturbi simili in parenti o altre informazioni rilevanti legate a gravidanza e parto
Cosa avviene durante la prima visita ADHD
La prima visita ADHD ha soprattutto una funzione clinica e conoscitiva. Generalmente comprende:
- colloquio con i genitori, con raccolta e approfondimento delle informazioni
- eventuale colloquio con il bambino per osservare linguaggio, attenzione e comportamento
- richiesta di ulteriori accertamenti medici per escludere altre cause
spiegazione dell’iter diagnostico ADHD e programmazione dei passi successivi
I test ADHD bambini nella valutazione completa
Non esiste un solo esame che definisce la diagnosi. Il percorso è multidimensionale e comprende diversi strumenti:
- questionari standardizzati per genitori, insegnanti e bambini o ragazzi, che indagano la presenza di caratteristiche tipiche di ADHD ponendo domande sulla vita quotidiana.
- valutazione neuropsicologica, con test cognitivi mirati a valutare le performance nelle funzioni cognitive che determinano i criteri di inclusione (che identificano i deficit tipici dell’ADHD, ovvero tutte quelle funzioni cognitive in cui ci si aspetta che la performance sia sotto la norma) e criteri di esclusione (tutte quelle funzioni cognitive in cui ci si aspetta che la performance sia nella norma)
- osservazione clinica strutturata durante incontri e colloqui
- esami medici o strumentali per escludere altre condizioni con sintomi che potrebbero essere simili ma che fanno insospettire di altre patologie (questi si effettuano nei casi in cui si debba prescrivere trattamento farmacologico o si debbano approfondire indagini particolari).
Tempi e risultati della diagnosi
L’iter diagnostico ADHD può durare alcune settimane, in base al caso e alle disponibilità ma di solito si prevedono 4-5 incontri.
Alla fine della valutazione, il professionista:
- analizza e integra i dati raccolti
- redige la relazione diagnostica
- comunica i risultati ai genitori e fornisce indicazioni operative
- se necessario, prescrive una terapia farmacologica (solo il neuropsichiatra infantile può farlo)
- propone interventi di sostegno come psicomotricità, potenziamento cognitivo o tutoraggio scolastico
- propone interventi di sostegno alla genitorialità o di parent training per supportare i genitori.
Dopo la diagnosi: cosa fare
Se la diagnosi non è ancora chiara, può essere proposta un’osservazione più lunga o nuove valutazioni multidisciplinari.
In caso di conferma è importante attivare subito una rete di supporto intorno al bambino. La scuola deve essere informata della diagnosi attraverso il documento dello specialista, così da avviare il PDP (Piano Didattico Personalizzato) e garantire un percorso scolastico più adatto alle sue esigenze.