23 Settembre 2025

Diagnosi ADHD bambini: gli step spiegati bene, dal primo colloquio alla valutazione completa

Arrivare a una diagnosi ADHD bambini può richiedere tempo e attenzione. Non sempre i genitori riconoscono subito i segnali. A volte la mancanza di informazioni porta a interpretare i comportamenti solo come vivacità, altre volte è l’incertezza sul percorso da seguire a far rimandare l’avvio dell’iter diagnostico ADHD. Chiarire i passaggi è quindi fondamentale per muoversi con consapevolezza e affrontare al meglio le tappe che portano alla valutazione.

Riconoscere i segnali e scegliere il professionista

La prima fase è osservare da vicino il funzionamento del proprio bambino, cogliendo eventuali indici di ADHD nella quotidianità. Anche le figure educative – insegnanti, allenatori, baby sitter – possono offrire punti di vista preziosi, aiutando a capire come il bambino si comporta in diversi contesti.

Quando emergono dubbi più consistenti, è il momento di rivolgersi a un professionista. I professionisti possono essere raggiunti attraverso le strutture pubbliche o convenzionate con il SSN oppure attraverso centri privati.

Il percorso diagnostico è seguito da una équipe composta da neuropsichiatra infantile e psicologa/o. Logopedista o TPNEE possono essere coinvolti nel caso vi siano comorbidità con altri disturbi. Tutte le figure collaborano per offrire una valutazione completa. Il lavoro in équipe serve anche a trattare i casi complessi dove occorre comprendere tutti gli aspetti che caratterizzano il funzionamento cognitivo e relazionale della/del bambina/o e le caratteristiche delle relazioni con i genitori.

Come prepararsi alla prima visita ADHD

Prima di incontrare lo specialista è utile raccogliere informazioni da condividere:

  • esempi concreti di comportamenti difficili da gestire, tempi di comparsa e andamento nel tempo, sviluppo linguistico e motorio
  • documentazione medica, relazioni scolastiche o valutazioni già effettuate
  • storia familiare, inclusa la presenza di disturbi simili in parenti o altre informazioni rilevanti legate a gravidanza e parto

Cosa avviene durante la prima visita ADHD

La prima visita ADHD ha soprattutto una funzione clinica e conoscitiva. Generalmente comprende:

  • colloquio con i genitori, con raccolta e approfondimento delle informazioni
  • eventuale colloquio con il bambino per osservare linguaggio, attenzione e comportamento
  • richiesta di ulteriori accertamenti medici per escludere altre cause
    spiegazione dell’iter diagnostico ADHD e programmazione dei passi successivi

I test ADHD bambini nella valutazione completa

Non esiste un solo esame che definisce la diagnosi. Il percorso è multidimensionale e comprende diversi strumenti:

  • questionari standardizzati per genitori, insegnanti e bambini o ragazzi, che indagano la presenza di caratteristiche tipiche di ADHD ponendo domande sulla vita quotidiana.
  • valutazione neuropsicologica, con test cognitivi mirati a valutare le performance nelle funzioni cognitive che determinano i criteri di inclusione (che identificano i deficit tipici dell’ADHD, ovvero tutte quelle funzioni cognitive in cui ci si aspetta che la performance sia sotto la norma) e criteri di esclusione (tutte quelle funzioni cognitive in cui ci si aspetta che la performance sia nella norma)
  • osservazione clinica strutturata durante incontri e colloqui
  • esami medici o strumentali per escludere altre condizioni con sintomi che potrebbero essere simili ma che fanno insospettire di altre patologie (questi si effettuano nei casi in cui si debba prescrivere trattamento farmacologico o si debbano approfondire indagini particolari).

Tempi e risultati della diagnosi

L’iter diagnostico ADHD può durare alcune settimane, in base al caso e alle disponibilità ma di solito si prevedono 4-5 incontri. 

Alla fine della valutazione, il professionista:

  • analizza e integra i dati raccolti
  • redige la relazione diagnostica
  • comunica i risultati ai genitori e fornisce indicazioni operative
  • se necessario, prescrive una terapia farmacologica (solo il neuropsichiatra infantile può farlo)
  • propone interventi di sostegno come psicomotricità, potenziamento cognitivo o tutoraggio scolastico
  • propone interventi di sostegno alla genitorialità o di parent training per supportare i genitori.

Dopo la diagnosi: cosa fare

Se la diagnosi non è ancora chiara, può essere proposta un’osservazione più lunga o nuove valutazioni multidisciplinari.

In caso di conferma è importante attivare subito una rete di supporto intorno al bambino. La scuola deve essere informata della diagnosi attraverso il documento dello specialista, così da avviare il PDP (Piano Didattico Personalizzato) e garantire un percorso scolastico più adatto alle sue esigenze.

Capire come funziona la mente di tuo figlio o di tua figlia è il primo passo per aiutarlo o aiutarla davvero. Scopri il suo profilo cognitivo e trova strategie pratiche per offrirgli il giusto supporto, a casa e a scuola.