Tra i DSA (disturbi specifici dell’apprendimento), la dislessia è sicuramente quella più conosciuta e nominata. Non si tratta di una malattia, pertanto, non si può parlare di sintomi. È, piuttosto, una condizione di neurodiversità, ossia una normale espressione della diversità umana a livello cerebrale.
Nel caso della dislessia, le differenze cerebrali influenzano in modo significativo sul processo di lettura, ostacolandolo e creando delle difficoltà. Il bambino, quindi, mostrerà una lettura poco fluente e inaccurata, potrebbe stancarsi facilmente di leggere libri o, addirittura, evitarli.
Come legge un dislessico?
Per capire come legge un dislessico, dobbiamo comprendere le sue differenze di funzionamento cerebrale. Non esiste “un modo” in cui tutti i dislessici leggono, perché ognuno può riscontrare delle difficoltà diverse.
In qualche occasione, possiamo esserci imbattuti in articoli o video che ci vogliono aiutare a capire quali ostacoli incontra un dislessico durante la lettura. Ci mostrano testi in cui le lettere iniziano a muoversi e spostarsi, ingrandirsi o ridursi e le parole iniziano a perdere dei pezzi. Tuttavia, questi esempi sono solo una modalità in cui la dislessia può manifestarsi, ma non l’unica.
Solitamente, i bambini con dislessia ragionano meglio per immagini, prediligendo una visione globale dei concetti. Immagazzinano le lettere o le sillabe, partendo dal loro aspetto visivo d’insieme e le riconoscono, operando un confronto con le tracce immagazzinate per poterle leggere a voce alta. Le difficoltà di lettura in questi bambini si incontrano principalmente nella fusione tra i suoni delle lettere o sillabe per formare la parola. Ne risulta una lettura faticosa, lenta, a scatti, che diventa un importante campanello d’allarme, quando si tratta di individuare i segnali precoci della dislessia.
Un importante fattore da non sottovalutare è, poi, l’aspetto emotivo. Spesso i bambini con dislessia vivono esperienze spiacevoli nell’ambiente scolastico o domestico, proprio perché le persone intorno a loro non comprendono le loro difficoltà (compagni, professori, genitori ecc.). Così, prima di arrivare ad una diagnosi, devono lottare contro giudizi continui rispetto alle loro abilità, perdendo il piacere di leggere, di studiare o, addirittura, di andare a scuola. Questi vissuti, quindi, possono portare il bambino a temere di sbagliare e spingerlo, durante la lettura, ad indovinare la parola basandosi solo sulle prime lettere riconosciute.
Ciò non significa che il bambino non sappia leggere. Talvolta, infatti, i bambini dislessici riescono a leggere a mente, ma faticano a farlo ad alta voce. Questo perché la lettura a mente non prevede la trasformazione dei grafemi (lettere) in fonemi (suoni), è necessario solo riconoscere la parola nel suo insieme e associarla ad un significato.
3 interventi efficaci per migliorare la lettura nella dislessia
1. Avvicinare il bambino alla lettura in modo indiretto
Il primo consiglio è quello, innanzitutto, di invogliare il bambino a leggere, in modo tale che possa diventare un’abitudine gratificante. Ad esempio, fargli leggere i passaggi per realizzare una ricetta insieme al genitore, fargli leggere le regole di un gioco in scatola per poterci giocare insieme in famiglia ecc.
In questo modo, il bambino si troverà a familiarizzare nuovamente con la lettura in una veste diversa da quella scolastica. La percepirà come qualcosa di utile nella vita di tutti i giorni e di cui non deve aver paura.
Quando il bambino avrà trovato più fiducia, si può passare all’esperienza del libro, magari iniziando una lettura congiunta insieme al genitore. Alla fine di ogni paragrafo, può essere utile chiedere al bambino di spiegare cosa è stato letto per imparare a rielaborare le informazioni e strutturare nuove conoscenze.
Rispetto al tipo di libri da proporre, sarebbe opportuno partire dalle passioni del bambino. Passando del tempo con lui, si potranno scoprire quali suoi interessi possono diventare un mezzo per avvicinarlo alla lettura. Ad esempio, se il bambino è appassionato di treni, si possono cercare dei testi o degli albi illustrati che trattano della tematica, magari con molte immagini e piccole parti di testo. Il bambino potrà approcciarsi progressivamente guardando prima le figure e, poi, incuriosendosi sulle informazioni che potrebbe trovare nella parte scritta.
2. Potenziare i requisiti alla base della lettura
Sarebbe opportuno a casa non creare troppe pressioni nel bambino rispetto al miglioramento della lettura in termini di velocità e correttezza.
Questo perché il fine della lettura non è quello di diventare un buon lettore, ma piuttosto di creare conoscenza e promuovere la riflessione. Pertanto, almeno in primo luogo, sarebbe più importante porre l’accento sui requisiti di base della lettura, più che sulla lettura stessa.
Giochi, che potenziano ad esempio l’attenzione e la percezione, sono un buon punto di partenza per sostenere e migliorare la lettura. Alcuni tipi sono:
- Barrage (cancellazione): il bambino deve trovare la stessa figura o lettera in una matrice o in un testo, riconoscendone la forma e distinguendola dalle altre;
- Trova le differenze: il bambino deve operare un confronto tra due immagini apparentemente uguali, ma che in realtà nascondono delle lievi differenze.
- Completamento d’immagini: il bambino deve disegnare le parti mancanti di un disegno, confrontandolo con uno stimolo target e colorandolo rispettando le sue caratteristiche.
- Tangram: il bambino deve riproporre delle figure target usando dei tasselli con varie forme e dimensioni.
Dall’altro lato, possono essere utili attività di potenziamento del lessico attraverso audiolibri, serious games, storie a video oppure giochi come:
- Giochi di composizione e scomposizione di parole (es. Scarabeo, Bananagrams ecc.): utile per la manipolazione di lettere e la creazione di parole;
- Giochi di produzione verbale (Passa la bomba, Nomi-Cose-Città, Dixit ecc.): utili per migliorare l’accesso al lessico e ampliare il vocabolario.
L’aspetto importante è quello legato al divertimento, in modo tale che il miglioramento avvenga senza eccessive forzature e fatiche.
3. Intraprendere un percorso di potenziamento con un professionista
Lavorare direttamente sul processo di lettura è un compito che dovrebbe essere guidato da un professionista (logopedista o neuropsicologo). Questo saprà costruire un intervento ad hoc che accompagnerà il bambino, portandolo a fare dei notevoli passi nella velocità e nella precisione della lettura.
Si tratta di incontri a cadenza tendenzialmente settimanale in cui si va a lavorare sulle abilità che permettono lo sviluppo della lettura. Tra queste troviamo:
- consapevolezza fonologica: capacità di riconoscere a livello acustico i singoli fonemi (suoni) che compongono una parola;
- discriminazione visiva: capacità di riconoscere e discriminare le caratteristiche visive delle lettere scritte;
- abilità fonologiche: abilità nel convertire i grafemi (lettere scritte) in fonemi (suoni) e a fonderli per comporre la parola;
- abilità lessicali: abilità nel riconoscere direttamente le parole senza dover ricorrere alla conversione grafema-fonema.
Il professionista potrebbe richiedere un lavoro di mantenimento anche a casa, che generalmente prevede brevi sessioni di esercizio (15-20 min. al giorno) attraverso dei software.
