Scoprire che il proprio figlio ha un Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) può essere piuttosto disorientante per una famiglia. Molti genitori non conoscono questa condizione di neurodiversità e potrebbero preoccuparsi, sentirsi impreparati, frustrati o in colpa per non aver capito prima il motivo di certi comportamenti del proprio figlio.
L’ADHD fa parte dei disturbi del neurosviluppo e ha una forte componente comportamentale. Il bambino potrebbe mostrare difficoltà di attenzione oppure iperattività e impulsività. Spesso queste caratteristiche vengono trascurate, etichettandole come “vivacità”, “impazienza”, “testa fra le nuvole” ecc.
Comprendere come comportarsi con un bambino con ADHD è, quindi, fondamentale per promuovere uno sviluppo armonioso e migliorare la qualità di vita del nucleo familiare. Il punto, però, è: come si fa a mantenere la calma, a imporre regole e a non “sbagliare” tutto?
Il vero nodo: il comportamento dei genitori
Molti genitori, pur con le migliori intenzioni, applicano strategie educative inefficaci perché non conoscono a fondo le dinamiche e le caratteristiche di funzionamento di una persona con ADHD. Alcuni degli errori più frequenti includono:
1. Ricorrere a punizioni rigide o sproporzionate
Minacce, urla, castighi o punizioni fisiche sono la carta più facile da giocarsi in caso di disubbidienza, ma spesso, oltre ad essere improduttive, peggiorano i comportamenti del bambino. Infatti, potrebbero aumentare la rabbia, la frustrazione e l’oppositività. Il bambino con ADHD ha una neurodiversità, ossia una variazione neurobiologica cerebrale che ostacola la sua capacità di autocontrollarsi.
Proprio per questo, sarebbe meglio utilizzare strategie educative differenti, coerenti, immediate e proporzionate. Il tono deve essere calmo per aiutare il bambino a comprendere cosa ha sbagliato e a regolare le proprie emozioni. Nello stesso tempo, però, il tono dove essere fermo e deciso per comunicare che le regole erano chiare fin dall’inizio, trasmettendo sicurezza e conseguenze prevedibili.
Un esempio di punizione è il “time-out”, una pausa che interrompe il comportamento-problema e offre al bambino un momento per calmarsi. Il genitore potrebbe dire: “Hai lanciato il gioco, adesso fai 5 minuti di pausa”. Questo permette di spostare il focus dalla persona (“sei sbagliato”) al comportamento specifico (“hai fatto qualcosa di sbagliato”). Inoltre, associa all’azione una conseguenza proporzionata e coerente (“visto che hai fatto questo, allora ti fermi per un po’ e rifletti sull’errore”).
2. Pretendere autocontrollo “a comando”
Si usano spesso frasi come “Te lo dico sempre!”, “Possibile che non impari mai?”, “Ormai sei grande, dovresti comportarti bene” che non tengono conto delle reali difficoltà di un bambino con ADHD nell’autocontrollarsi.
Sarebbe meglio fornire dei supporti concreti all’autoregolazione, come ad esempio l’anticipazione di momenti critici, l’utilizzo di pause per sostenere l’attenzione e l’utilizzo di rinforzi positivi quando si notano dei tentativi di controllo.
I rimproveri, inoltre, dovrebbero essere posti in positivo, ad esempio non dire “Non devi farlo più!” ma “La prossima volta comportati in maniera diversa”. Le indicazioni sui comportamenti da tenere dovrebbero essere brevi e date con linguaggio chiaro. Può essere utile, anche, farsi ripetere le regole per vedere se il messaggio è stato recepito.
3. Cambiare regole e confini continuamente
La mancanza di coerenza destabilizza molto i bambini con ADHD, che già faticano a stare alle regole. Dire alcune volte che qualcosa si può fare e altre volte che non si può fare, genera confusione e comportamenti oppositivi.
Sarebbe meglio creare una routine stabile con poche regole chiare e condivise da entrambi i genitori, le quali devono essere applicate in modo costante.
4. Concentrarsi solo su quello che “non va”
Molte volte si finisce per notare e correggere solo gli aspetti negativi: distrazione, capricci, disobbedienze. Questo mina inevitabilmente l’autostima del bambino, che si sentirà “sbagliato”.
Sarebbe meglio bilanciare le correzioni con il rinforzo positivo, ossia premiare i comportamenti adeguati anche piccoli (es. “ho visto che hai aspettato il tuo turno, bravissimo!”). A tal proposito, i sistemi a token (punteggi e premi al raggiungimento di un certo numero di punti) sono particolarmente utili se strutturati con coerenza.
Cosa può fare un genitore per gestire il proprio figlio
Un genitore per gestire un bambino con ADHD dovrà cambiare prospettiva, adottando delle strategie differenti. In un certo senso, genitore e figlio cresceranno insieme, sviluppando abilità utili nei loro rispettivi ruoli. Alcuni consigli riguardano:
1. Imparare a conoscere l’ADHD
Il primo passo per comprendere cos’è veramente l’ADHD è informarsi. Acquisire consapevolezza permette di cambiare visione: da “mancanza di disciplina” a “neurodiversità”, che influisce sull’autocontrollo. A tal proposito potrebbe essere utile fare delle ricerche in autonomia su fonti attendibili, ma soprattutto confrontarsi con specialisti o partecipare a percorsi di parent training.
2. Offrire contenimento, non controllo
I bambini hanno bisogno di confini chiari, ma anche di sentirsi accettati e sicuri. Il contenimento non significa rigidità, ma presenza educativa, empatia e orientamento: “Ti capisco, so che è difficile ma dobbiamo cambiare comportamento. Io sono qui per aiutarti”. Si tratta di prendere per mano il bambino e indicargli la strada da percorrere assieme.
3. Usare strumenti visivi e routine stabili
Le routine quotidiane aiutano il bambino ad orientarsi e a organizzarsi meglio. Le attività (risveglio, pasti, gioco, compiti, sonno ecc.) dovrebbero essere scandite da orari fissi e adeguatamente supportate da elenchi visivi, calendari o planner. Strutturare i compiti, prevedere pause, visualizzare i passaggi per arrivare ad un obiettivo riduce la frustrazione, mantiene meglio l’attenzione e migliora l’autonomia.
4. Collaborare con la scuola
Un bambino con ADHD ha bisogno di coerenza educativa anche fuori casa. È fondamentale instaurare un dialogo con gli insegnanti, condividere strategie e attivare un PDP (Piano Didattico Personalizzato) per garantire delle pari opportunità di apprendimento e un percorso scolastico adatto alle esigenze del bambino.
5. Prendersi cura di sé
Dei genitori stanchi, stressati o emotivamente instabili rischiano di reagire in modo disfunzionale ai comportamenti del bambino. Trovare degli spazi di respiro, confrontarsi con altri genitori, cercare supporto psicologico non è un fallimento, ma un investimento sulla relazione genitoriale.