La dislessia è uno dei DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) più diffusi, richiedendo delle strategie didattiche mirate per garantire sempre più l’inclusione scolastica. A tal fine, lo strumento più importante a livello formativo è senza dubbio il PDP (Piano Didattico Personalizzato), che si configura come un documento chiave per adattare la didattica alle esigenze degli studenti dislessici.
Che cos’è il PDP per la dislessia?
Il PDP è un documento atto a delineare gli interventi da effettuare per la tutela del diritto allo studio degli studenti con BES (Bisogni Educativi Speciali), di cui i DSA e quindi la dislessia fanno parte.
Questo strumento è supportato da un apposito decreto ministeriale (DM 5669/2011) e dalle Linee Guida sui DSA pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità e aggiornate nel 2022. Si tratta di due documenti che forniscono indicazioni operative a professionisti e insegnanti per la diagnosi e la gestione scolastica dei DSA. La loro base normativa è la Legge 170/2010, che nasce con lo scopo di riconoscere tali condizioni di neurodiversità e di dare a questi studenti delle eque opportunità formative.
Il PDP viene redatto dalla scuola (consiglio di classe) in collaborazione con la famiglia, dopo che questa ha provveduto a consegnare la diagnosi specialistica per poterla protocollare. Si tratta, dunque, di un “contratto”, che va stilato preferibilmente entro il primo trimestre, così da poter avviare da subito l’organizzazione di un percorso “ad hoc” finalizzato al benessere scolastico dell’allievo. In ogni caso, è possibile attivare la procedura anche in altri momenti dell’anno, in base al momento in cui è arrivata la diagnosi.
Nella sua stesura devono essere presenti i dati anagrafici e alcune informazioni sull’alunno, il suo profilo di funzionamento, gli obiettivi didattici specifici da raggiungere, le strategie metodologiche da adottare, gli strumenti compensativi e le misure dispensative utili, oltre alle modalità di verifica e valutazione più adeguate.
Il PDP è, inoltre, un documento flessibile, modificabile e aggiornabile in base ai progressi e alle nuove esigenze dello studente.
L’utilità del PDP nella dislessia
Il PDP non è solo una carta scritta, bensì un vero e proprio dispositivo che mira alla partecipazione e al coinvolgimento degli studenti dislessici all’interno di una classe. Il primo obiettivo è proprio quello di trovare delle strategie alternative per portare uno studente con delle difficoltà ad aggirarle e neutralizzare i loro effetti sull’apprendimento.
L’uso del PDP permette, infatti, di:
1. Personalizzare gli obiettivi formativi
Il PDP mantiene il programma scolastico ministeriale, ma viene declinato secondo le esigenze specifiche dello studente. L’obiettivo primario è quello di lavorare sui contenuti disciplinari e competenze trasversali senza gravare sulle difficoltà legate, ad esempio, alla decodifica del testo scritto. Per gli alunni con dislessia, gli obiettivi potrebbero essere:
• potenziamento della comprensione globale di un testo
• acquisizione di capacità di sintesi e rielaborazione orale
• acquisizione di autonomia nello studio, utilizzando i supporti digitali e gli strumenti compensativi
• incremento delle abilità di esposizione orale.
2. Ridurre gli ostacoli riscontrati
Uno degli elementi chiave del PDP sono gli strumenti compensativi, che aiutano a superare le difficoltà. È chiaro che questi debbano essere inseriti solo se possono essere efficaci e convenienti per l’alunno.
Compensare significa controbilanciare gli effetti negativi della neurodiversità per raggiungere prestazioni pareggiabili a quelle dei compagni. L’efficacia di questi strumenti dipende sia dagli stessi sia dalla capacità dello studente di usarli. Sebbene non mirino a potenziare le abilità carenti, puntano piuttosto su strategie alternative, che permettono comunque di acquisire un certo grado di autonomia.
Nel caso della dislessia le principali difficoltà sono legate al processo di lettura, per cui degli strumenti compensativi utili possono essere:
• sintesi vocale e software di lettura assistita (es. LeggiXme): facilitano la comprensione dei testi scritti attraverso la trasformazione del testo scritto in parlato
• registrazioni audio delle lezioni: permettono di riascoltare i contenuti a casa con tempi personalizzati
• mappe concettuali e schemi (su supporto cartaceo o usando software come CMapTools o Canva): supportano l’organizzazione logica dei contenuti per uno studio più efficace
• libri digitali (formati PDF/A, EPUB) o audiolibri: i primi consentono di modificare alcune caratteristiche del testo (grandezza o forma el carattere) per migliorane la leggibilità, mentre i secondi sono letti da attori o voci narranti che rendono la lettura più espressiva e coinvolgente
• supporti per l’organizzazione (calendari, planner, diari, agende ecc.): utili per pianificare lo studio e i compiti
• generatori di flashcards (es. Algor Education): efficaci nella memorizzazione di concetti o termini.
3. Alleggerire il carico cognitivo
Il PDP aiuta ad attenuare il dispendio cognitivo dato da attività difficoltose. Nella dislessia, ad esempio, l’alunno ha delle carenze nella decodifica del testo scritto, ossia nell’associazione suono-simbolo (lettera o sillaba). Per evitare questa fatica mentale, possono essere utili delle misure dispensative. Queste mirano ad esentare lo studente da alcune attività non ritenute funzionali al suo successo scolastico. Proprio per il fatto che non aiutano a livello di autonomia, questo intervento andrebbe ridotto al minimo e progressivamente sostituito da strumenti compensativi.
Nella dislessia queste misure possono essere:
• esonero dalla lettura ad alta voce in classe
• dispensa da prove di velocità di lettura
• maggior tempo per completare prove scritte che richiedono la lettura di testi (es. comprensione del testo).
4. Valorizzare le competenze reali
Il PDP permette di monitorare l’andamento dello studente tramite valutazioni “su misura”. I voti mirano, quindi, a valorizzare le competenze reali, usando criteri che tengono conto:
• dei processi di ragionamento, dei contenuti e della comprensione, piuttosto che della forma
• del livello di partenza e dei progressi effettuati
• dell’autonomia nell’uso degli strumenti compensativi a disposizione
• dell’impegno profuso nelle prove e nei compiti dallo studente.
Tra i metodi valutativi personalizzati utili nella dislessia troviamo, ad esempio:
• predilezione di prove con pause intermedie o suddivisione della prova in sotto-obiettivi
• uso di prove orali programmate al posto di prove scritte
• prove semplificate o ridotte.