Quando si parla di intelligenza artificiale, molte persone guardano al futuro con curiosità, accompagnata, talvolta, da una comprensibile apprensione. Nell’immaginario collettivo, alimentato anche dalla narrativa fantascientifica, l’IA viene talvolta rappresentata come un’entità autonoma, capace di agire al di fuori del controllo umano. La ricerca scientifica, oggi, restituisce una prospettiva diversa: l’IA è uno strumento sviluppato dall’essere umano, che esprime il suo massimo potenziale quando viene utilizzato all’interno di processi supervisionati, guidati e responsabili.
Applicare l’intelligenza artificiale alle discipline cliniche come la medicina, la psicologia (come la psicologia clinica, la neuropsicologia, la psichiatria o la neuropsichiatria dell’età evolutiva) apre scenari che fanno emergere come le tecnologie possano essere di supporto e potenziamento al lavoro del clinico e non un ostacolo.
Mantenendo il fatto che per queste discipline il cuore del lavoro è la relazione fra il clinico e il paziente negli aspetti umani, la tecnologia si inserisce in questo contesto e si adatta ad esso: l’ascolto, la comprensione del vissuto, la costruzione di un’alleanza fra il paziente e il clinico o i caregiver rimane prioritaria.
La tecnologia basata sull’IA è uno strumento ulteriore da affiancare agli altri e offre maggiori possibilità di analisi e di lettura dei dati utili alla comprensione del funzionamento del paziente e dell’organizzazione dell’attività clinica nel suo insieme.
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L’IA come supporto clinico
Pensare all’IA come a uno strumento di amplificazione delle possibilità di interpretazione dei dati consente di coglierne il valore clinico. I sistemi avanzati di analisi permettono di elaborare grandi quantità di dati clinici, immagini cerebrali e segnali biologici, mettendoli in relazione tra loro e restituendo al professionista ulteriori chiavi di lettura del caso.
In ambito clinico, questo approccio può tradursi in diversi ambiti di supporto:
- identificazione precoce: l’integrazione di dati provenienti da test, colloqui, osservazioni, esami strumentali e informazioni biologiche favorisce una sintesi clinica più articolata e un inquadramento più accurato della situazione. Il confronto con database di casi simili consente di individuare traiettorie di sviluppo e aree di vulnerabilità, sostenendo interventi tempestivi
- personalizzazione dei percorsi: i programmi di intervento e riabilitazione possono adattarsi nel tempo ai progressi, alle risorse e ai momenti di affaticamento del paziente, orientando le scelte terapeutiche in modo mirato
- supporto alle funzioni compromesse (ad esempio quelle cognitive nei casi di disturbi del neurosviluppo): per le persone che presentano disturbi cognitivi o profili di neurodivergenza, l’IA può offrire strumenti compensativi per l’organizzazione del tempo, delle informazioni e delle attività, favorendo un’esperienza di maggiore efficacia e autonomia
Quattro caratteristiche di un’IA adeguata in ambito clinico
L’introduzione dell’IA nella pratica clinica richiede attenzione, regolamentazione e una cornice etica chiara. Alcuni principi risultano centrali per un utilizzo responsabile.
1. Integrazione del professionista nel processo
L’IA supporta il ragionamento clinico e ne potenzia alcuni aspetti analitici. La responsabilità delle decisioni resta in capo al clinico (es. psicologo, TNPEE, logopedista o neuropsichiatra e all’équipe), che tengono conto della storia personale, del contesto relazionale e delle dimensioni emotive della persona. Empatia e giudizio clinico restano elementi centrali del processo di cura.
2. Trasparenza e spiegabilità
I sistemi di IA utilizzati in ambito sanitario devono rendere comprensibili i criteri alla base delle loro elaborazioni. La possibilità di conoscere quali variabili vengono considerate e come vengono integrate consente al clinico di valutare in modo critico le indicazioni ricevute. Questi aspetti sono anche regolamentati in Europa dall’EU AI ACT.
3. Etica dei dati e inclusione
I dati di addestramento devono rappresentare la complessità del mondo reale. Campioni limitati o poco diversificati possono generare distorsioni interpretative, note come bias, con ricadute sulla qualità delle valutazioni. Un’attenzione costante alla pluralità dei contesti culturali, sociali e biologici favorisce un utilizzo più equo degli strumenti.
4. Validazione scientifica
Un sistema di IA destinato all’uso clinico richiede lo stesso rigore riservato ai dispositivi medici. Studi controllati, campioni rappresentativi e pubblicazioni su riviste scientifiche affidabili costituiscono la base per un impiego responsabile nella pratica.
I casi di applicazioni su minori: il ruolo della famiglia
Il lavoro clinico con minori coinvolge sempre il contesto familiare. Il supporto clinico ai bambini prevede sempre il coinvolgimento dei genitori in ogni momento. Un bambino o una bambina con bisogni complessi richiede energie emotive, organizzative e relazionali che possono mettere a dura prova i genitori. In prospettiva, l’IA può offrire strumenti utili anche in questo ambito:
- comprensione delle risorse e delle aree di fragilità: attraverso attività strutturate e modalità di restituzione semplificata, i sistemi intelligenti possono aiutare a osservare l’evoluzione delle competenze e a riconoscere i punti di forza del bambino o della bambina
- promozione della comunicazione: nei casi di difficoltà comunicative, come nei disturbi dello spettro autistico, soluzioni di comunicazione aumentativa e alternativa personalizzate possono adattarsi al profilo della persona, favorendo scambi più efficaci all’interno della relazione genitore-figlio
- organizzazione della quotidianità e dello studio: agende visive, gestione dei tempi e adattamento dei materiali didattici possono sostenere la routine e l’apprendimento, rispettando lo stile cognitivo e il livello di sviluppo
L’intelligenza artificiale si colloca quindi come uno strumento di supporto, al servizio del lavoro clinico e della vita quotidiana delle famiglie. La sua forza risiede nella capacità di integrare informazioni provenienti da contesti diversi, rafforzando la lettura del funzionamento individuale e sostenendo decisioni più consapevoli.
Inserita all’interno di una relazione di cura attenta e competente, può contribuire a rendere più visibili aspetti significativi della storia della persona, favorendo percorsi di accompagnamento più mirati e rispettosi.