L’intervento precoce nella dislessia ha senza dubbio un ruolo chiave per garantire al bambino un percorso scolastico ed extrascolastico sereno. Proprio perché la dislessia è un disturbo del neurosviluppo, che ostacola il processo di lettura, riconoscerne e affrontare i primi segnali può ridurre significativamente l’impatto che questa ha nella quotidianità. Inoltre, un approccio tempestivo ha il vantaggio di prevenire l’insorgenza di effetti collaterali, quali demotivazione, scarsa autostima ed autoefficacia, stress, ansia scolastica ecc. Questi possono essere responsabili di azioni estreme legate all’abbandono scolastico (drop out), al fenomeno dell’hikikomori o, addirittura, al suicidio.
Diagnosi e strumenti di valutazione
Visita specialistica
La diagnosi di dislessia può essere effettuata da uno psicologo dell’età evolutiva convenzionato o da un neuropsichiatra infantile a partire dalla fine della seconda classe primaria. Il professionista innanzitutto:
• raccoglierà i dati anamnestici per esaminare la presenza di fattori di rischio (es. familiarità del disturbo);
• effettuerà (o farà effettuare) un esame neurologico per escludere deficit sensoriali (es. problemi alla vista), danni strutturali a livello cerebrale (es. esiti da trauma cranico) o altre tipologie di disturbi;
• farà una valutazione della motilità oculare e delle competenze motorie globali, fini e della lateralizzazione, della coordinazione, dell prassie e del controllo posturale.
Somministrazione dei test: valutazione intellettiva
Se i sintomi non possono essere spiegati da altre problematiche riscontrate nella visita specialistica iniziale, si può proseguire con la somministrazione dei test. L’esperto dovrà, come prima cosa, effettuare una valutazione intellettiva, che permette di individuare se le difficoltà di lettura sono ascrivibili ad una più generale disabilità intellettiva.
Gli strumenti di valutazione elettivi per il QI sono sicuramente le Scale Wechsler (suddivise in WAIS applicabile dai 16 ai 90 anni, la WISC applicabile dai 6 ai 16 anni e la WIPPSI dai 2,6 ai 7,7 anni). I bambini in età scolare rientrano nel target della WISC, la quale fornisce di ritorno un profilo di funzionamento del bambino al termine delle diverse prove. In particolare, l’ultima versione (WISC V) valuta cinque aree cognitive corrispondenti a cinque indici:
• comprensione verbale: valuta l’abilità di comprendere e usare il linguaggio adeguatamente;
• ragionamento fluido: valuta l’abilità di ragionamento concettuale e astratto;
• visuospaziale: valuta le abilità di percezione, elaborazione e uso delle informazioni visive relative allo spazio e alla posizione degli oggetti nello spazio;
• memoria di lavoro: valuta le abilità di conservare e manipolare informazioni temporaneamente registrate;
• velocità di elaborazione: valuta la rapidità con cui si elaborano informazioni.
Questi indici insieme danno come risultato il punteggio del QI (quoziente intellettivo). Si parla di disabilità intellettiva quando un bambino ottiene punteggio inferiore a 70. Solo in presenza di un QI nella norma, lo specialista può proseguire con la valutazione approfondita degli apprendimenti di base. Un QI tra 71 e 84 è comunque da non sottovalutare, in quanto si trova in una situazione di “limbo”. Questa condizione è chiamato Funzionamento Intellettivo Limite (FIL) e il professionista deve essere particolarmente competente nell’interpretare i punteggi dei singoli indici componenti il QI per una corretta diagnosi differenziale.
Somministrazione dei test: test degli apprendimenti
Se il punteggio del QI risulta superiore ad 85, è possibile sottoporre il bambino ad ulteriori prove specifiche sulle abilità di lettura, scrittura e calcolo. Generalmente non si valutano solamente le abilità di lettura, perché possono essere frequenti comorbilità con altri DSA (situazione di compresenza). I principali test degli apprendimenti di base sono:
• prove di lettura e comprensione: tra queste troviamo le Prove MT di comprensione del testo e DDE-2 che valuta la decodifica orale di parole e non parole;
• prove di scrittura: tra queste c’è DDE-2 per valutare la decodifica scritta di parole e non parole, la Batteria di scrittura e competenza ortografica per valutare l’abilità di scrittura sotto dettato e BHK per la qualità e velocità della grafia;
• prove logico-matematiche: tra queste troviamo AC-MT e BDE-2 per valutare il calcolo, elaborazione numerica e competenze aritmetiche di base e SPM per esaminare le abilità di problem-solving matematico.
A seguito di questo iter valutativo, il professionista solitamente ha tutti i dati necessari per compilare la relazione, comprendente la diagnosi, le proposte di intervento e i suggerimenti relativi agli strumenti compensativi e le misure dispensative ritenuti opportuni.
Interventi riabilitativi e di potenziamento
Gli interventi riabilitativi nel caso di diagnosi di dislessia sono specifici e mirati sul miglioramento delle abilità di:
• consapevolezza fonologica: riconoscimento a livello acustico dei singoli fonemi di una parola (suoni);
• discriminazione visiva: riconoscimento e discriminazione delle caratteristiche visive dei grafemi (elementi scritti di una parola);
• conversione grafema – fonema: trasformazione della sillaba scritta nel suo rispettivo suono; • lessico: riconoscimento diretto delle parole nel loro insieme (letture veloci o tachistoscopiche);
Gli incontri con il professionista hanno tendenzialmente una cadenza settimanale e sono caratterizzati da cicli brevi e ripetuti (circa tre mesi l’uno cadenzati da una piccola pausa). Inoltre, sarebbe auspicabile un lavoro di mantenimento anche a casa attraverso brevi sessioni di esercizio (15-20 minuti al giorno).
Interventi scolastici e strategie didattiche
Una volta arrivata la diagnosi e in contemporanea alla presa in carico per l’intervento riabilitativo è opportuno che anche la scuola metta in atto una serie di provvedimenti per dare pari opportunità di apprendimento all’alunno con dislessia. Innanzitutto, la famiglia deve inviare alla scuola la diagnosi, la quale potrà così essere protocollata. Lo strumento scolastico elettivo è il PDP (Piano Didattico Personalizzato), un programma su misura per l’alunno che garantirà il suo successo formativo. Al suo interno dovranno essere specificati:
• gli obiettivi da raggiungere entro fine anno
• i contenuti da veicolare
• le metodologie da usare (didattica multisensoriale che fa leva su diversi canali: visivo, uditivo, tattile)
• strumenti compensativi (audiolibri, sintesi vocale, mappe concettuali ecc.)
• misure dispensative (esonero della letture ad alta voce in classe, esonero da prove di lettura a tempo ecc.)
• metodi di valutazione (preferenza di interrogazioni, tempo aggiuntivo in prove di comprensione del testo e attività di lettura ecc.).