La relazione clinica come momento centrale
Scrivere una relazione clinica è molto più che compilare un documento. È il passaggio in cui il professionista traduce in parole la complessità di osservazioni, dati e valutazioni, restituendo alle famiglie una visione chiara e utile.
Proprio perché così importante, richiede tempo, concentrazione e cura. Ma quando i pazienti aumentano e le richieste si moltiplicano, diventa sempre più difficile mantenere lo stesso livello di qualità senza appesantire troppo la propria giornata lavorativa.
Perché introdurre un supporto tecnologico
Il rischio, in questi casi, non è solo quello di affaticarsi, ma anche di rendere la scrittura un atto meccanico.
La nostra piattaforma nasce proprio per offrire un supporto concreto al clinico, sfruttando l’Intelligenza Artificiale in maniera etica e consapevole per guidare la stesura delle relazioni.
L’IA raccoglie i dati disponibili, li organizza in una struttura coerente e propone una bozza pronta da rielaborare. Il professionista mantiene il pieno controllo, ma parte da una base già ordinata, che permette di dedicare più tempo agli aspetti clinicamente più significativi.
Dire che le origini dei comportamenti dell’ADHD sono di tipo neurobiologico non significa tuttavia che basti un trattamento farmacologico per ovviare alle difficoltà associate all’ADHD, anzi. La farmacoterapia, sebbene necessaria in alcuni casi, se non integrata con una rieducazione funzionale e percorsi di training e supporto anche per i genitori, si è rivelata poco efficace quando utilizzata da sola.
Anche se le origini dei disturbi legati all’ADHD sono da ricercare anche in un substrato neurobiologico, gli interventi di supporto che agiscono a livello comportamentale (come i training cognitivi, la terapia cognitivo-comportamentale, gli interventi psicoeducativi) modificano anche a livello neurobiologico il funzionamento del cervello di chi ha ADHD. Questo grazie a quella che si definisce neuroplasticità e permette di rafforzare le connessioni neurali attraverso stimoli ambientali che migliorano le funzioni esecutive.
Far emergere risorse oltre le difficoltà
Nel solco dell’approccio biopsicosociale dell’OMS e dei modelli di Qualità della Vita, l’obiettivo della relazione non è semplicemente documentare ciò che non funziona, ma restituire una lettura del funzionamento globale della persona: abilità personali, partecipazione alle attività significative, e ruolo dei contesti che possono ostacolare o favorire lo sviluppo. In questa prospettiva, il profilo clinico diventa una narrazione equilibrata, capace di riconoscere tanto le aree di vulnerabilità quanto le risorse, gli interessi e le strategie efficaci già presenti nella quotidianità.
La nostra piattaforma aiuta quindi il professionista a mantenere questo punto di vista ampio e integrato lungo tutto il processo di scrittura. Senza sostituirsi al giudizio clinico, orienta la redazione verso un linguaggio rispettoso e non stigmatizzante, incoraggia a valorizzare i punti di forza accanto alle criticità, e facilita l’inclusione di elementi contestuali (scuola, casa, relazioni, routine) che danno significato ai dati. In questo modo, la relazione risulta chiara per le famiglie, utile all’équipe per concordare obiettivi condivisi e coerente con una presa in carico centrata sulla persona.
I principi dell’AI Act europeo
Lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale che utilizziamo segue rigorosamente i criteri stabiliti dall’EU AI Act, la normativa europea che definisce come progettare e applicare sistemi di IA in ambito sanitario ed educativo.
Questo significa:
- Supervisione umana (“human in the loop”): il clinico rimane sempre l’autore della relazione e ha pieno controllo dei dati inseriti. Chiediamo sempre infatti conferma al clinico della correttezza delle informazioni estratte dall’Intelligenza Artificiale quando essa viene usata.
- Trasparenza: l’algoritmo è documentato e i dati normativi dei nostri test e strumenti sono e saranno sempre consultabili.
- Accuratezza e sicurezza: modelli basati su evidenze scientifiche.
- Protezione dei dati: archiviazione in cloud sicuro su server all’interno dell’UE, in conformità con il GDPR.
Una prospettiva diversa sul lavoro clinico
Riassumendo, noi crediamo che l’uso dell’IA non tolga nulla alla centralità del professionista, ma che invece ne valorizzi il ruolo. Attraverso un utilizzo consapevole, siamo infatti in grado di ridurre il peso delle attività ripetitive e restituire più tempo ed energia al rapporto con i pazienti e le famiglie.
La relazione resta il documento che testimonia l’impegno clinico, ma viene scritta con maggiore fluidità, chiarezza e accessibilità.