“Stai fermo”, “siediti composto”, “ti vuoi calmare” sono frasi che molti genitori di bambini e bambine con ADHD conoscono bene. Quando arrivano nel mio studio, raccontano spesso pomeriggi faticosi trascorsi a cercare di portare a termine i compiti, richiami continui e note scolastiche legate a comportamenti impulsivi. In questi racconti emerge una sensazione di frustrazione che, con il tempo, si accompagna a una profonda stanchezza.
Quando chiedo come viene organizzato il tempo libero, molti genitori spiegano di limitare le attività per timore che possano aumentare l’agitazione. L’energia viene così vissuta come qualcosa da contenere e controllare, più che come un segnale del funzionamento del bambino.
Nella mia pratica clinica, invece, osservo frequentemente una dinamica diversa. Nei bambini con ADHD, lo sport rappresenta spesso una risorsa rilevante all’interno del percorso di crescita. L’attività fisica sostiene il corpo, ma contribuisce anche a organizzare il funzionamento mentale, favorendo la regolazione emotiva, la concentrazione e la fiducia nelle proprie capacità. Non si tratta semplicemente di “scaricare” un eccesso di movimento, ma di offrire al bambino uno spazio in cui l’energia trova una direzione e un senso.
È a questo punto che propongo ai genitori una domanda centrale: che cosa accadrebbe se quell’energia venisse letta come una risorsa? Questo cambio di prospettiva apre spesso una riflessione più ampia e consente di accogliere con maggiore fiducia l’idea dello sport come strumento di supporto all’interno del percorso, superando timori comprensibili legati all’attivazione e al movimento.
Perché l’esercizio fisico è fondamentale nell’ADHD?
Quando parlo con i genitori del ruolo dell’esercizio fisico nell’ADHD, spiego spesso che il movimento rappresenta una risorsa centrale nel funzionamento quotidiano del bambino. L’esercizio fisico e, più in generale, l’attività motoria per bambine e bambini iperattivi agiscono come regolatori importanti, capaci di incidere sia sul piano corporeo sia su quello emotivo e cognitivo. Questo vale in particolare quando lo sport viene pensato come parte di un percorso più ampio di supporto e crescita.
L’importanza dell’attività fisica è riconosciuta anche dalle Linee Guida dell’OMS, che la definiscono come ogni movimento prodotto dai muscoli scheletrici associato a un dispendio di energia. Rientrano in questa definizione le attività quotidiane, come il gioco o gli spostamenti, ma anche forme più strutturate come l’esercizio fisico programmato e lo sport, caratterizzato da regole, rituali e obiettivi condivisi. Nel lavoro clinico, questa distinzione aiuta a comprendere come il movimento possa assumere funzioni diverse a seconda del contesto.
Numerose evidenze scientifiche mostrano che la sedentarietà incide in modo significativo sulla salute lungo tutto l’arco della vita, con effetti particolarmente rilevanti in età evolutiva. Nei bambini e negli adolescenti, un ridotto livello di attività fisica si associa a ricadute sulla salute cardiometabolica, sulla qualità del sonno, sul comportamento e sulle competenze relazionali. Al contrario, una pratica motoria regolare sostiene il benessere fisico, lo sviluppo muscolare e osseo e favorisce esiti cognitivi positivi, grazie a una migliore ossigenazione cerebrale e a una maggiore attivazione delle funzioni esecutive.
Accanto ai benefici sul piano fisico e cognitivo, l’attività motoria incide in modo diretto anche sulla salute emotiva. Nei bambini con ADHD, lo sport offre uno spazio in cui tensioni e stress trovano una via di espressione organizzata, contribuendo a una migliore regolazione emotiva. In questo senso, parlare di sport per migliorare l’autostima nei bambini con ADHD significa riconoscere il valore dell’esperienza corporea come occasione di competenza, riuscita e fiducia in sé.
Lo sport introduce inoltre elementi strutturanti come la routine, il rispetto degli impegni e delle regole condivise. Questi aspetti risultano particolarmente utili nel lavoro con bambine e bambini con ADHD, perché offrono cornici chiare entro cui esercitare autocontrollo e responsabilità. È anche a partire da queste considerazioni che, quando i genitori chiedono dove iscrivere un bambino con ADHD, la risposta passa sempre dalla comprensione degli obiettivi del percorso e del significato che l’attività sportiva può assumere per quel bambino specifico.
Quanta attività fisica è raccomandata per bambini con ADHD?
Le Linee Guida dell’OMS indicano, anche per i bambini e le bambine con ADHD, una pratica quotidiana di attività fisica di circa 60 minuti. Si tratta prevalentemente di attività aerobiche a intensità moderata o vigorosa, distribuite nel corso della settimana e facilmente inseribili nella quotidianità, come camminare a passo sostenuto, andare in bicicletta, giocare al parco, pattinare o svolgere semplici attività all’aria aperta. In questo senso, parlare di attività fisica per bambine e bambini iperattivi significa pensare al movimento come parte naturale della giornata, non come un’aggiunta straordinaria.

Le stesse Linee Guida suggeriscono inoltre di integrare, almeno tre volte a settimana, attività a intensità più elevata insieme a esercizi che rinforzano muscoli e ossa. Corsa, arrampicata, percorsi a ostacoli, salto della corda o giochi che prevedono trazione e spinta consentono di sostenere lo sviluppo fisico in modo armonico, offrendo al tempo stesso stimoli utili alla regolazione dell’attivazione e all’organizzazione del movimento.
Questi riferimenti quantitativi servono soprattutto come cornice orientativa. L’obiettivo resta costruire un’esperienza di movimento che sia sostenibile, coerente con l’età e significativa per il bambino o la bambina. Quando l’esercizio fisico viene inserito con continuità e senso, diventa uno spazio di competenza e riuscita, contribuendo in modo diretto anche alla costruzione dell’autostima e alla percezione positiva di sé.
Quali sono gli sport più adatti per bambine e bambini con ADHD
Quando i genitori chiedono dove iscrivere un bambino con ADHD, chiarisco subito che non esiste una risposta valida per tutti. La scelta dello sport dipende dagli obiettivi del percorso e dal significato che l’attività fisica assume all’interno della rete di supporto che accompagna il bambino o la bambina.
In alcuni casi, lo sport viene integrato per sostenere funzioni cognitive come l’autoregolazione e la pianificazione; in altri, per favorire la socializzazione o per lavorare sulla fiducia in sé. Ogni situazione è specifica, ma alcune discipline mostrano caratteristiche particolarmente utili nel lavoro clinico con l’ADHD.
Arti marziali
Le arti marziali, come judo, karate o taekwondo, offrono un contesto altamente strutturato, in cui disciplina, autocontrollo e consapevolezza corporea sono centrali. La concentrazione richiesta sui movimenti, sull’energia e sull’obiettivo, insieme alla presenza di rituali chiari e ripetuti, favorisce la costruzione di routine e l’allenamento dell’attenzione. In molti bambini con ADHD, questo tipo di esercizio fisico sostiene le funzioni esecutive e contribuisce in modo significativo allo sviluppo dell’autostima e del senso di autoefficacia.
Sport individuali
Gli sport individuali, come nuoto, ginnastica, arrampicata, atletica leggera o equitazione, permettono al bambino di confrontarsi principalmente con sé stesso, riducendo la pressione legata alla prestazione di squadra. Allo stesso tempo, possono essere praticati in un contesto condiviso, favorendo la socializzazione in modo graduale.
Il nuoto, ad esempio, unisce l’effetto regolativo dell’acqua a un lavoro su coordinazione, autocontrollo e organizzazione della routine. Discipline come ginnastica o arrampicata sostengono concentrazione, pianificazione motoria e strategia, mentre l’equitazione introduce una dimensione relazionale particolare, legata al contatto con la natura e alla responsabilità verso l’animale. In questo senso, lo sport diventa uno strumento concreto per lavorare sul rapporto tra competenza, riuscita e identità personale.
Sport di squadra, con attenzione al contesto
Calcio, basket o pallavolo possono rappresentare un’importante opportunità di crescita relazionale e di appartenenza al gruppo. Tuttavia, nei bambini e nelle bambine con ADHD, alcuni aspetti come i tempi di attesa o la complessità delle dinamiche di gioco possono risultare impegnativi.
La presenza di un allenatore attento e di un ambiente inclusivo fa la differenza, trasformando lo sport di squadra in un’esperienza significativa per la socializzazione e per il miglioramento dell’autostima, senza sovraccaricare il bambino.
Sport con racchetta
Gli sport con racchetta, come tennis, padel, ping pong o badminton, propongono ritmi rapidi e scambi continui che stimolano attenzione, riflessi e capacità strategiche. Queste discipline consentono di canalizzare l’attivazione emotiva attraverso il gesto motorio, offrendo uno spazio strutturato in cui emozioni intense, come rabbia o frustrazione, trovano una direzione. Per alcuni bambini e bambine rappresentano una forma di attività fisica particolarmente efficace nel sostenere concentrazione e regolazione.



