12 Dicembre 2025

Neuropsichiatria e innovazione: come i videogiochi possono supportare diagnosi e trattamento

Negli ultimi anni la neuropsichiatria dell’età evolutiva sta attraversando una fase di trasformazione importante, spinta dall’arrivo di tecnologie digitali, realtà virtuale, intelligenza artificiale e videogiochi progettati per scopi clinici. Non si tratta di semplice intrattenimento, ma dei cosiddetti serious games: giochi che sfruttano la dimensione ludica per raggiungere obiettivi educativi, informativi e riabilitativi. Questo approccio può rivelarsi particolarmente utile nel lavoro con bambine, bambini, ragazze e ragazzi con neurodivergenze come ADHD, DSA, autismo e disabilità intellettiva, soprattutto quando viene integrato con attenzione dentro percorsi clinici già esistenti.

In questo contesto opera anche Develop Players, che utilizza videogiochi educativi per valutare e allenare abilità cognitive come attenzione, memoria e funzioni esecutive. Il gioco diventa così uno strumento in più nelle mani dei professionisti: integra e arricchisce i percorsi diagnostici e riabilitativi, li rende più motivanti, aumenta la compliance, senza sostituire l’alleanza terapeutica e il giudizio clinico.

Dove l’innovazione digitale offre più valore

L’uso dei videogiochi in neuropsichiatria fa parte di una trasformazione più ampia che coinvolge il mondo educativo e sanitario. Sempre più spesso la tecnologia diventa un alleato per osservare, comprendere e supportare bambini e bambine, ragazzi e ragazze in modo più fine e continuo.

I principali ambiti in cui i serious games stanno mostrando il loro potenziale sono: ricerca, assessment/diagnosi e potenziamento cognitivo.

Ricerca

Le cosiddette “neuroscienze digitali” hanno reso possibile misurare abilità come attenzione, memoria di lavoro, pianificazione, tempi di risposta e strategie di esplorazione visiva attraverso strumenti standardizzati e altamente quantitativi. In questo scenario, i serious games permettono di raccogliere dati in ambienti controllati ma più familiari e motivanti per le nuove generazioni, offrendo nuove opportunità per lo studio dei disturbi del neurosviluppo.

Anche Develop Players lavora in questa direzione, sperimentando il potenziale del videogioco per rendere più accessibile e naturale la valutazione di alcuni prerequisiti cognitivi legati ai disturbi dell’apprendimento. L’obiettivo è facilitare osservazioni affidabili e screening rapidi, mantenendo però un impianto di ricerca rigoroso e validazioni progressive.

Diagnosi

Gli assessment digitali basati su videogiochi permettono di osservare il comportamento del soggetto in un contesto più familiare e meno ansiogeno rispetto ai setting di test tradizionali. È possibile monitorare in modo sistematico tempi di risposta, errori, scelte, strategie di gioco, fluttuazioni dell’attenzione.

Queste informazioni contribuiscono a delineare pattern associati a diversi profili cognitivi e neuropsicologici. È fondamentale sottolineare che si tratta di strumenti complementari: non sostituiscono la valutazione clinica, ma aggiungono un tassello in più, digitale e strutturato, a servizio della diagnosi.

Interventi di potenziamento cognitivo

Nel campo del potenziamento cognitivo, i videogiochi progettati ad hoc utilizzano spesso algoritmi adattivi che modulano la difficoltà in base alle prestazioni della persona. L’idea è mantenere alta la motivazione, ridurre la frustrazione e sostenere la continuità dell’impegno, offrendo al contempo misure precise dei progressi.

È un approccio che caratterizza anche il metodo di Develop Players, che utilizza ambienti digitali interattivi per allenare abilità come attenzione, memoria di lavoro e flessibilità cognitiva, integrando strumenti ludici all’interno di percorsi strutturati e guidati da professionisti.

Come i videogiochi arricchiscono la valutazione diagnostica

Nella fase diagnostica, i serious games non sostituiscono i test neuropsicologici e le osservazioni cliniche, ma possono offrire una prospettiva aggiuntiva sui pattern cognitivi e comportamentali, soprattutto in contesti di ricerca e sperimentazioni cliniche.

ADHD

Nei bambini e nelle bambine con ADHD, i videogiochi permettono di osservare tempi di risposta, strategie di gioco, variazioni dell’attenzione sostenuta nel tempo e segnali di impulsività nelle scelte di gioco. Il formato digitale consente di raccogliere più parametri contemporaneamente, restituendo una visione ampia e dinamica del profilo attentivo. Alcuni interventi game-based hanno mostrato miglioramenti significativi nell’attenzione in studi controllati e sono stati autorizzati come trattamenti digitali aggiuntivi per l’ADHD (ad esempio EndeavorRx negli Stati Uniti).

DSA

Nel caso dei DSA, i serious games vengono progettati per esplorare e allenare diversi prerequisiti dell’apprendimento: attenzione visuospaziale, scansione visiva, rapidità di denominazione, abilità fonologiche, associazione suono–segno, rapidità di elaborazione. L’ambiente ludico può ridurre l’ansia da prestazione e rendere la valutazione più fluida, soprattutto in contesti di screening precoce e ricerca.

È importante ricordare che, ad oggi, i test standardizzati rimangono il riferimento centrale per la diagnosi di DSA; i videogiochi sono un’integrazione promettente, non un sostituto.

Autismo

Per i disturbi dello spettro autistico, videogiochi e ambienti di realtà virtuale sono utilizzati soprattutto in progetti di ricerca e trial clinici per osservare e allenare abilità sociali, flessibilità, gestione degli stimoli sensoriali e problem solving in contesti simulati ma controllabili. Scoping review e studi recenti indicano risultati incoraggianti sul miglioramento di alcune competenze sociali, pur sottolineando la necessità di ulteriori evidenze e follow-up a lungo termine.

Anche in questo caso, si tratta di strumenti che arricchiscono l’osservazione clinica e non sostituiscono i protocolli diagnostici consolidati.

Disabilità intellettiva

Nei quadri di disabilità intellettiva, i serious games possono essere utilizzati per osservare alcune abilità di base, come memoria di lavoro, attenzione, ragionamento visuospaziale e capacità di apprendere nuove regole e routine. L’obiettivo non è “misurare il QI con un videogioco”, ma offrire un contesto strutturato e motivante per raccogliere informazioni sul modo in cui la persona affronta compiti cognitivi e di problem solving, da affiancare ai risultati dei test cognitivi standardizzati.

Dal dato al percorso: quando la tecnologia migliora davvero il trattamento

Quando la valutazione è più ricca e dettagliata, il trattamento può essere costruito in modo più personalizzato. I programmi basati su videogiochi hanno alcuni punti di forza che li rendono interessanti per i percorsi di potenziamento cognitivo:

  • coinvolgimento e motivazione, grazie a un ambiente di gioco che aiuta a mantenere l’attenzione
  • feedback immediato, che sostiene l’apprendimento e rinforza i progressi
  • personalizzazione, con attività che si adattano al livello della persona
  • monitoraggio continuo, grazie alla raccolta costante di dati

La sfida dei prossimi anni sarà integrare sempre più questi strumenti nei percorsi diagnostici e terapeutici multidisciplinari, garantendo qualità scientifica, accessibilità e adeguata formazione degli specialisti. Unendo competenza clinica e innovazione tecnologica, sarà possibile costruire interventi più efficaci, più motivanti e più vicini alle esigenze concrete delle nuove generazioni e delle loro famiglie.

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