Le indicazioni pratiche condivise dalla neuropsicologa
Quando lavoro con famiglie che accompagnano un bambino o una bambina con ADHD, alcune frasi tornano spesso nei loro racconti quotidiani: “Hai sistemato la stanza?”, “Ti sei lavato i denti?”, “Dove hai messo la felpa?”.
Sono domande che scandiscono le giornate e che, con il tempo, possono diventare fonte di stanchezza. È importante chiarire un punto fondamentale: l’organizzazione della cameretta, l’autonomia personale e la cura di sé, nell’ADHD, riguardano soprattutto il funzionamento delle funzioni esecutive. Non parlano di impegno, di attenzione o di volontà.
Quando osservo queste difficoltà nel lavoro clinico, riconosco una fragilità specifica: il cervello ADHD fatica a pianificare sequenze, a gestire il tempo e a monitorare le proprie azioni. Quello che dall’esterno appare come disordine o sbadataggine racconta in realtà un modo diverso di funzionare.
Perché ordine e cura personale richiedono più supporto nell’ADHD
Prima di entrare nelle strategie, è utile comprendere cosa succede. Nella pratica clinica emergono spesso difficoltà legate a:
- mantenere la concentrazione durante attività lunghe o poco gratificanti, come riordinare o lavarsi
- gestire spazi e tempi in modo efficace
- fermarsi a pensare prima di agire
- restare a lungo in una posizione o su una singola attività
A questo si aggiunge una sensibilità elevata agli stimoli ambientali. Un oggetto fuori posto, un gioco lasciato in vista o un dettaglio visivo attirano facilmente l’attenzione. L’ambiente che circonda il bambino o la bambina ha quindi un ruolo centrale: quando lo spazio è caotico, anche l’organizzazione interna diventa più complessa.
Quando il cervello ADHD fatica a organizzare le informazioni dall’interno, l’ambiente esterno può offrire quella struttura di supporto che facilita il funzionamento quotidiano. In questo senso, il lavoro dei genitori riguarda la costruzione di un contesto domestico che accompagni il bambino o la bambina nelle attività di ogni giorno.
Organizzare la cameretta: dare struttura allo spazio
Organizzare la cameretta significa creare uno spazio leggibile e prevedibile. Nel lavoro con le famiglie, alcune strategie risultano particolarmente utili:
- ridurre il numero di oggetti visibili per facilitare la concentrazione
- distinguere, anche visivamente, le aree dedicate ai compiti e al gioco
- utilizzare scatole trasparenti con etichette visive, come foto o disegni, per indicare la collocazione degli oggetti
- introdurre la regola di un gioco alla volta, sostenuta dal rinforzo positivo
alternare i giochi disponibili, mantenendone pochi alla volta - collocare gli oggetti di uso quotidiano sempre nello stesso punto e all’altezza del bambino o della bambina
Queste scelte riducono il carico cognitivo e aiutano il bambino o la bambina a orientarsi nello spazio con maggiore sicurezza.
Cura di sé e routine: rendere visibile il processo
Le attività di cura personale – lavarsi, vestirsi, preparare lo zaino – richiedono memoria di lavoro sequenziale, un’area spesso fragile nell’ADHD. Per questo, nel lavoro clinico, accompagno genitori e bambini a rendere visibile ciò che normalmente resta astratto.
I supporti visivi rappresentano uno strumento prezioso:
- tabelle con le routine quotidiane
- sequenze illustrate dei passaggi da seguire
- immagini che mostrano le azioni una dopo l’altra
Anche la suddivisione dei compiti in passaggi brevi aiuta il bambino o la bambina a mantenere il focus sull’azione. Una richiesta alla volta rende il percorso più chiaro e accessibile.
Il tempo come riferimento concreto
La percezione del tempo nell’ADHD risulta spesso poco stabile. L’utilizzo di timer visivi o clessidre aiuta a dare forma al tempo e a comprenderne la durata. Il tempo, quando diventa visibile, sostiene il bambino e la bambina nell’organizzazione delle sequenze e nella gestione dell’attività, offrendo un riferimento concreto che accompagna l’azione.
Il ruolo del genitore: dal fare al fare insieme
Nel percorso verso l’autonomia, il modo in cui l’adulto comunica ha un impatto significativo. Indicazioni chiare, dirette e positive aiutano il bambino o la bambina a orientarsi meglio nell’azione.
Anche la motivazione si costruisce nel tempo. Nella pratica clinica risultano efficaci:
- rinforzi positivi strutturati, come i sistemi a punti o adesivi
- attività trasformate in esperienze di gioco
- riconoscimento dell’impegno quotidiano
- coinvolgimento del bambino o della bambina nelle scelte pratiche, come la selezione dei contenitori o degli strumenti per la cura personale
L’autonomia prende forma attraverso la relazione. È un percorso graduale, fatto di accompagnamento, chiarezza e fiducia, che il supporto clinico accompagna nel tempo insieme alle famiglie, affinché lo sforzo quotidiano non sia solo “ricordare” e “richiamare”, ma costruire condizioni che rendano possibili nuovi apprendimenti.