5 Dicembre 2025

ADHD e coppia: 3 scomode verità e consigli pratici per mantenere l’equilibrio in famiglia

Quando si parla di ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività), il focus è quasi sempre sul bambino e la sua iperattività, o la sua disorganizzazione o sulle difficoltà legate all’attenzione. Ma la verità è che l’ADHD è un “affare di famiglia”: incide sulle routine, sugli spazi e, inevitabilmente, sulla coppia. Gestire l’iperattività, la disorganizzazione o le difficoltà emotive richiede energie extra che spesso vengono sottratte alla relazione tra i partner.
L’obiettivo non è eliminare la fatica (sarebbe una promessa irrealistica), ma imparare a navigarla insieme, trasformando le differenze in punti di forza per ritrovare serenità.

Ecco 3 verità su come l’ADHD impatta sulla coppia e le strategie concrete per affrontarle.

L’ADHD mette in evidenza le differenze nello stile genitoriale

Una delle principali fonti di confronto nelle famiglie in cui è presente l’ADHD riguarda la gestione del quotidiano. Quando un bambino o una bambina mostra comportamenti legati a questa condizione, i due partner possono reagire in modo diverso.

C’è chi tende alla fermezza (“Deve imparare le regole”) e chi alla mediazione (“Ha bisogno di essere capito”), chi privilegia la struttura e chi l’ascolto emotivo. Sono differenze normali e presenti in tutte le coppie, ma con l’ADHD possono emergere più spesso, perché le situazioni da affrontare richiedono maggiore attenzione, pazienza e coordinamento.

Quando questi approcci non si incontrano, è facile percepire una minor sintonia: può aumentare il numero dei confronti, ci si può sentire meno allineati e la complicità può risentirne. Non si tratta di “errori”, ma di reazioni naturali a un carico gestionale più intenso.

Cosa fare nella pratica

  • Create un “patto educativo”: scegliete poche regole essenziali, chiare e condivise, su cui fare fronte comune.
  • Dividetevi i compiti per talento: chi è più organizzato gestisce la routine (zaino, orari), chi è più empatico gestisce la regolazione emotiva (crisi, ascolto). Non dovete fare tutto entrambi.
  • Rimandate il confronto: mai discutere di metodo educativo davanti ai figli. Segnatevi il punto e parlatene “a bocce ferme”.
  • Check-in quotidiano: bastano 5 minuti la sera per chiedersi: “Come abbiamo gestito oggi? Cosa cambiamo domani?”.

L’ADHD richiede un impegno continuativo che può ridurre lo spazio per la coppia

Crescere un bambino o una bambina con ADHD richiede spesso più presenza, più supervisione e più energie mentali. La gestione delle emozioni del figlio o della figlia, unita al bisogno di coordinarsi come partner, comporta un impegno costante.

È normale arrivare a fine giornata con meno energie e una minore disponibilità mentale. Quando la stanchezza aumenta, anche gli imprevisti quotidiani possono sembrare più complessi da affrontare. Se questa fatica non viene riconosciuta o condivisa, può ridurre il tempo e l’attenzione che la coppia riesce a dedicare a sé stessa.

Ignorare queste dinamiche può portare a piccole incomprensioni che nel tempo diventano più evidenti. Affrontarle con consapevolezza, invece, permette alla coppia di ritrovare equilibrio e collaborazione.

Cosa fare nella pratica

  • Non isolatevi: valutate percorsi di Parent Training. Sapere come gestire le crisi riduce lo stress e vi fa sentire una squadra, non due solisti.
  • Usate parole che descrivono il vostro stato interno, non il comportamento dell’altro: invece di accusare (“Non mi aiuti mai”), descrivete il vostro stato (“Oggi mi sento sopraffatto/a, ho bisogno di un cambio”).
  • Proteggete i micro-momenti: non serve un weekend fuori. Bastano 15 minuti di caffè insieme senza parlare di figli, scuola o terapie.

Le caratteristiche dell’ADHD non dipendono dalla volontà del bambino o della bambina

Disattenzione, impulsività e disregolazione emotiva non sono scelte volontarie: fanno parte del funzionamento neurobiologico dell’ADHD. Quando la conoscenza della condizione è parziale, è facile che i genitori interpretino alcuni comportamenti in modo diverso.

Può accadere che un genitore legga un gesto come mancanza di impegno o scarsa collaborazione, mentre l’altro riconosca la difficoltà di regolazione tipica dell’ADHD. Queste letture differenti possono generare disaccordi su come intervenire nelle situazioni più delicate.

Cosa fare nella pratica

  • Psicoeducazione condivisa: informatevi insieme. Capire che il cervello ADHD funziona diversamente aiuta a non prendere i comportamenti sul personale.
  • Protocollo SOS: definite in anticipo cosa fare durante una crisi (es. “Tu lo porti in camera a calmarsi, io gestisco gli altri fratelli”). Avere un piano riduce l’ansia.
  • Esternalizzate la memoria: usate planner magnetici, lavagne o app condivise. Meno cose dovete ricordare a voce, meno occasioni di conflitto ci saranno.

Affrontare l’ADHD all’interno della coppia significa riconoscere che nessuno deve farcela da solo e che ogni famiglia può trovare un proprio modo di funzionare. 

Non dovete essere genitori perfetti, né una coppia da copertina. L’equilibrio non è staticità, ma un movimento continuo di aggiustamento. Lavorare sulla vostra intesa è il regalo più grande che possiate fare a vostro figlio: perché un genitore sereno e supportato è la risorsa più efficace che esista.

Capire come funziona la mente di tuo figlio o di tua figlia è il primo passo per aiutarlo o aiutarla davvero. Scopri il suo profilo cognitivo e trova strategie pratiche per offrirgli il giusto supporto, a casa e a scuola.