25 Agosto 2025

ADHD femminile: capire le differenze di genere

Per decenni, l’attenzione al disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) ha dipinto un quadro prevalentemente maschile, popolato da bambini irrequieti e impulsivi che faticavano a stare seduti in classe. Questa immagine, seppur parzialmente vera, ha generato un’ombra lunga e persistente sull’ADHD femminile, portando a diagnosi mancate e a un percorso di vita spesso più tortuoso per molte ragazze e donne. È tempo di sfatare questo mito e riconoscere che l’ADHD può emergere anche nelle bambine, nelle ragazze e quindi nelle donne, manifestandosi in modi diversi ma con impatti altrettanto significativi su tutti.

L’ADHD: una prospettiva storica e una nuova consapevolezza

Tradizionalmente, la ricerca sull’ADHD si è concentrata quasi esclusivamente sui campioni di individui di sesso maschile. Questa impostazione ha distorto la nostra comprensione del disturbo, portandoci a credere che fosse un problema quasi esclusivo dei ragazzi. Le prime osservazioni cliniche e gli studi si sono basati su sintomi più “esterni” e facilmente riconoscibili, come l’iperattività e l’impulsività, comportamenti che sono più spesso associati alla manifestazione dell’ADHD nei maschi. Questo ha creato un ciclo vizioso: visto che i criteri diagnostici erano basati su un profilo che caratterizzava la manifestazione del disturbo nel sesso maschile, era logico che i maschi ricevessero più diagnosi.

Tuttavia, la ricerca più recente sta finalmente colmando questa lacuna, rivelando una realtà ben diversa. Oggi, si stima che il numero di donne con ADHD possa essere quasi pari a quello degli uomini. Questa crescente consapevolezza è fondamentale per garantire che nessuno venga lasciato indietro e che il supporto necessario raggiunga chiunque ne abbia bisogno, indipendentemente dal genere. Il focus sull’ADHD femminile è diventato cruciale per una comprensione completa e accurata del disturbo.

Sintomi silenziosi: perché l’ADHD femminile spesso passa inosservato

La ragione principale per cui l’ADHD femminile è stato a lungo sottovalutato risiede nelle sue manifestazioni cliniche, spesso più sottili e meno dirompenti rispetto a quelle maschili e anche per le maggiori risorse cognitive nelle femmine che spesso si associano al disturbo soprattutto in età infantile. Mentre i ragazzi tendono a mostrare una maggiore iperattività e impulsività, le ragazze con ADHD sono più inclini a presentare sintomi prevalentemente inattentivi. Pensiamo alla bambina che sogna ad occhi aperti in classe, che fatica a seguire le istruzioni complesse o a organizzare il proprio materiale scolastico. Questi comportamenti, sebbene impattanti sul rendimento scolastico e sulla vita quotidiana, sono meno evidenti anche perchè spesso le bambine hanno buone capacità verbali e si destreggiano meglio nelle relazioni e disturbano meno l’ambiente circostante con comportamenti che sono considerati inappropriati. 

Questa presenza “silenziosa” può portare a una diagnosi tardiva nelle femmine. Le insegnanti e i genitori potrebbero non essere sintonizzati sui sintomi iniziali dell’infanzia, scambiando la disattenzione per timidezza, pigrizia o mancanza di motivazione. Di conseguenza, le ragazze vengono spesso identificate con l’ADHD solo più avanti nella vita, quando le richieste accademiche e sociali aumentano, quando i sintomi dell’ADHD sono più difficili da ignorare perchè ostacolano la vita quotidiana.

Le conseguenze di una diagnosi tardiva per le ragazze con ADHD

La mancata o ritardata identificazione dell’ADHD in età infantile può avere serie conseguenze per il funzionamento accademico e psicosociale delle persone. Durante gli anni della scuola primaria, periodi cruciali per l’acquisizione di abilità fondamentali di lettura, scrittura e matematica, e per lo stabilirsi delle relazioni con i coetanei, i deficit di attenzione non riconosciuti possono creare lacune significative. Questo non solo compromette il loro successo scolastico, ma può anche minare l’autostima e può portare successivamente a altri problemi di salute mentale concomitanti.

Le ragazze con ADHD sono infatti più propense a sperimentare sintomi internalizzanti significativi come ansia e depressione rispetto ai maschi con ADHD o alle femmine senza il disturbo. Alcune ricerche indicano che le ragazze con il sottotipo prevalentemente disattento (definito anche “inattentivo”)(ADHD-PI) sono più soggette a disturbi d’ansia in comorbilità (ovvero in associazione alle caratteristiche di ADHD). Inoltre, le donne con ADHD, specialmente quelle tardivamente diagnosticate, possono manifestare dipendenze, ad esempio da alcool  o altre sostanze con l’illusione di gestire lo stress cronico derivante dalle loro difficoltà. A lungo termine, le ragazze con ADHD sono a più alto rischio di sviluppare disturbi antisociali, dipendenze, disturbi dell’umore, d’ansia e alimentari in età adulta. Questo evidenzia la necessità impellente di un’identificazione precoce e di interventi mirati.

Il ruolo degli ormoni e dello sviluppo del cervello nell’ADHD femminile

Un altro aspetto fondamentale che differenzia l’ADHD femminile è l’influenza degli ormoni sullo sviluppo neurologico specifico del genere. È essenziale considerare l’influenza degli ormoni sul funzionamento cerebrale nell’ADHD. È noto che il cervello è un organo bersaglio per gli estrogeni, che influenzano la concentrazione di neurotrasmettitori (ovvero le sostanze che aiutano a far funzionare il cervello correttamente, in termini di pensieri, emozioni e operazioni logiche e percettive) come la serotonina, la dopamina e la norepinefrina. il funzionamento di tutti questi neurotrasmettitori si è rivelato anomalo nelle persone con ADHD.

Alcuni studi hanno evidenziato che i ragazzi mostrano una sovrapproduzione di recettori della dopamina prima e durante la pubertà, e che tale fenomeno  può contribuire ai sintomi di iperattività. La dopamina è coinvolta in molte funzioni importanti, tra cui il controllo del movimento, la motivazione, il piacere, l’umore e le funzioni cognitive come la regolazione dell’attenzione. Nelle ragazze, invece, l’aumento dei recettori della dopamina si manifesta più tardi, in concomitanza con il rialzo degli estrogeni durante la pubertà. Questo potrebbe spiegare perché nei maschi i sintomi tendono a diminuire con l’età, mentre nelle femmine iniziano spesso ad accentuarsi, portando il rapporto maschi-femmine da circa 3:1 nell’infanzia a un più equilibrato 1:1 nell’età adulta.

Verso una diagnosi e un supporto mirati

Anche se le ricerche sulle implicazioni dei cambiamenti ormonali nelle donne con ADHD siano solo all’inizio, è importante riconoscere le specificità che caratterizzano il disturbo nel sesso femminile per arrivare a una miglior efficacia degli interventi che possono essere più mirati e incisivi.

Comprendere queste differenze non è solo una questione di ricerca, ma ha profonde implicazioni cliniche. È essenziale che la pratica clinica e la ricerca siano aggiornate per  identificare meglio e promuovere una migliore qualità dell’assistenza per ragazze e donne con ADHD. Ciò significa affinare gli strumenti diagnostici per catturare le manifestazioni più sfumate dell’ADHD nelle femmine e sviluppare interventi più personalizzati. Anche per gli interventi farmacologici, tenere conto delle interazioni con i fattori ormonali sembra essere indispensabile e  cruciale per le donne.

Per le ragazze, un approccio multimodale, che combini, ad esempio, terapia farmacologica con interventi comportamentali e di supporto psicosociale, sembra essere il più efficace. Sebbene la terapia farmacologica sia stata dimostrata  efficace per alcuni dei sintomi dell’ADHD , gli interventi psicosociali combinati con i trattamenti farmacologici hanno mostrato i migliori risultati in alcune circostanze. Data la tendenza a manifestare più problemi nelle relazioni con i coetanei, l’allenamento delle abilità sociali potrebbe giocare un ruolo più centrale nell’intervento per le femmine rispetto ai maschi.

In conclusione, riconoscere e comprendere l’ADHD anche nelle specificità che riguardano il sesso femminile è un passo cruciale verso una diagnosi più tempestiva e un supporto più efficace. Sfatiamo il mito che l’ADHD sia un disturbo esclusivamente maschile e apriamo la strada a un futuro in cui ogni ragazza e donna con ADHD possa ricevere l’aiuto di cui ha bisogno per affrontare meglio e le sfide della vita nella quotidianità e pensare al futuro con maggior positività.

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