La dislessia è il più famoso tra i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), un gruppo di condizioni neurobiologiche che sono accumunate da difficoltà specifiche in alcuni requisiti dell’apprendimento (lettura, scrittura, calcolo).
La dislessia, in particolare, si riferisce a particolari fragilità che riguardano in modo selettivo il processo di lettura. Non si tratta di una patologia, quanto piuttosto di una neurodiversità o neurodivergenza, ossia una semplice variazione del funzionamento cerebrale che da sempre caratterizza la diversità umana.
Segnali precoci della dislessia
La dislessia viene solitamente diagnosticata in età scolare, proprio perché legata alla lettura, insegnata alle scuole elementari. Tuttavia, è possibile notare dei segnali precoci anche in età precedenti.
I primi aspetti da non sottovalutare sono la storia familiare e i primi anni di vita del bambino, che possono presentare dei fattori di rischio nello sviluppo di DSA. In particolare:
– familiarità: avere un membro della famiglia dislessico indicherebbe una maggior probabilità nel figlio di sviluppare dislessia;
– esposizione a più di due anestesie generali dopo il parto ed entro i 4 anni: due studi hanno dimostrato che già due anestesie generali aumentavano il rischio di sviluppare DSA del 60%, mentre tre o più anestesie lo incrementavano addirittura del 160%;
– disturbi del linguaggio: il rischio di sviluppare dislessia è sei volte maggiore nei bambini che hanno fin dall’età di 5 anni un disturbo del linguaggio che si protrae fino agli 8 anni;
– sesso maschile: i maschi hanno un rischio di 2,5 volte maggiore rispetto alle femmine di sviluppare dislessia.
Altri segnali precoci con minori prove a sostegno sono: genitori con storia di alcolismo e abuso di sostanze, ed esposizione prenatale alla cocaina.
Disturbi del linguaggio
I disturbi del linguaggio riguardano delle difficoltà nell’acquisizione e nell’uso del linguaggio dovuti a deficit nelle capacità di produzione e/o comprensione verbale in assenza di deficit cognitivi e sensoriali. Questi sono stati riconosciuti come un importante segnale precoce di dislessia, evidenziando un legame tra competenze linguistiche e apprendimento della letto-scrittura.
Questo predittore può essere identificato dal genitore o da altre figure a contatto quotidiano con il bambino, osservando le sue modalità comunicative e di gioco. Dopodiché potrà essere diagnosticato da uno specialista, sotto attenta osservazione e valutazione del bambino.
Tra le cose che si potrebbero notare nel bambino ci sono:
– assenza di lallazione e comunicazione gestuale fin dai primi mesi;
– scarso vocabolario, lessico semplificato o criticità morfo-sintattiche (mancanza di congiunzioni, articoli e parti fondamentali del discorso);
– presenza di idiosincrasie, ossia l’invenzione di neologismi e strutture sintattiche;
– criticità a livello fono-articolatorio, ossia una scorretta emissione dei suoni dovuta ad errori di articolazione (es. “pata” al posto di “pasta”) che permane oltre i quattro anni;
– poca comprensione di ordini non contestuali, ossia non inerenti all’attività in corso;
– difficoltà a livello metafonologico, ovvero una compromissione della capacità di riflettere sui suoni che compongono una parola. Si può manifestare attraverso delle difficoltà nel:
• riconoscere i suoni che formano una parola (es. differenza tra “cane” e “canne”);
• riconoscere la sequenza dei suoni, ossia l’ordine con cui si presentano i suoni di una parola (es. “ca-sa” e non “sa-ca”);
• sillabare, ossia dividere in sillabe una parola;
• scarse competenze semantico-pragmatiche, ossia difficoltà nel mettere in rapporto l’espressione orale (ciò che viene detto letteralmente) con gli elementi situazionali (ciò che si vuole intendere) come tono di voce, postura, gesti, contesto.
Disturbi del linguaggio come segnale precoce di dislessia
Secondo il tipico sviluppo del linguaggio, i bambini dovrebbero essere in grado di riconoscere e produrre i suoni della nostra lingua (alfabeto) entro i 4 anni. Se si notassero ancora queste difficoltà fonologiche nell’espressione di alcune parole (es. “cata” al posto di “carta”), sarebbe opportuno consultare uno specialista per identificare potenziali disturbi.
Un disturbo fono-articolatorio (difficoltà nell’articolazione di suoni linguistici), infatti, può evolvere in una difficoltà di consapevolezza fonologica (o difficoltà metafonologiche), ossia criticità nel riconoscere e manipolare i suoni linguistici. Questa è una competenza linguistica fondamentale nello sviluppo delle abilità di lettura e scrittura ed è riconosciuta come un vero e proprio prerequisito.
Solitamente le abilità metafonologiche accrescono intorno ai 5/6 anni, proprio nel periodo d’ingresso della scuola primaria. Pertanto, se un bambino non ha ancora acquisito una buona padronanza fonologica di base, è chiaro che farà fatica ad affinare le sue competenze metafonologiche con conseguenze sull’apprendimento della letto-scrittura.
Sintomi più comuni della dislessia
Quelli citati finora sono solo segnali precoci e fattori di rischio che possono essere campanelli d’allarme rispetto allo sviluppo di dislessia. Tuttavia, non è automatico che questi portino sempre alla manifestazione di questa condizione.
La diagnosi di dislessia può essere fatta esclusivamente alla fine della seconda classe primaria. Questo perché, prima di quel momento, l’apprendimento della lettura e scrittura è ancora in fase di sviluppo e, quindi, presenta molta variabilità. Alla fine della seconda elementare, invece, si può avere una diagnosi più accurata e differenziare tra semplici difficoltà transitorie e dislessia vera e propria.
I sintomi più comuni della dislessia, o sarebbe meglio dire “le caratteristiche”, in quanto non si tratta di una patologia, sono:
– QI (quoziente intellettivo) nella norma: il bambino non dovrà avere un punteggio inferiore a 70 nel relativo test del QI, altrimenti le difficoltà di lettura sarebbero dovute ad una disabilità intellettiva;
– un livello significativamente inferiore alla media nelle prestazioni di lettura rispetto a quelle attese dall’età.
A tal proposito il bambino manifesterà:
– bassa accuratezza: sono presenti numerosi errori di inversione (scambio di lettere), omissione (salto di lettere), aggiunta o sostituzione di lettere
– lettura lenta: è presente un andamento lento, a scatti, poco fluente e impreciso.
