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20 Settembre 2025

My son never stands still: does he have ADHD? 

È una domanda che diversi genitori si pongono: “Mio figlio non sta mai fermo: ha l’ADHD?”. È naturale avere dei dubbi, soprattutto quando il proprio bambino sembra non fermarsi mai, sempre pieno di energia e in continuo movimento. Ma come distinguere un temperamento vivace dall’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività)

Dagli studi epidemiologici ci aspettiamo che 5 bambini su 100 presentano le caratteristiche dell’ADHD, occorre capire quali siano le difficoltà che possono essere considerate segnali di rischio.

La risposta non è semplice, perché ogni bambino ha il proprio stile di crescita e di comportamento. Tuttavia, conoscere meglio questa forma di neurodiversità è il primo passo per affrontare dubbi e paure senza cadere in facili allarmismi.

Bambino vivace o ADHD: dove sta la differenza? 

Correre, saltare, parlare tanto o distrarsi facilmente: sono comportamenti comuni a moltissimi bambini, soprattutto nella scuola dell’infanzia e primaria. Rientrano nello sviluppo tipico e sono spesso il modo naturale con cui i bambini esplorano l’ambiente e imparano nuove cose.

La differenza con l’ADHD non sta in un singolo comportamento, ma nella frequenza, intensità e generalizzazione delle difficoltà. L’ADHD, infatti, è un disturbo del neurosviluppo che si manifesta con segnali persistenti di disattenzione, impulsività e/o iperattività, presenti in diversi contesti (casa, scuola, relazioni con i pari) e tali da interferire in modo significativo con la vita quotidiana.

Per fare un esempio: un bambino senza ADHD può apparire irrequieto dopo una giornata di gioco, ma riesce a concentrarsi se coinvolto in un’attività che lo appassiona. Un bambino con ADHD, invece, può avere difficoltà a mantenere l’attenzione o a modulare il comportamento anche in compiti di suo interesse. Questo non significa che non sappia concentrarsi mai — al contrario, molti bambini con ADHD mostrano una iperfocalizzazione su attività molto stimolanti, come i videogiochi o i cartoni animati. La differenza non è quindi nella capacità di stare “fermi”, ma nella difficoltà di regolare in modo flessibile e adattivo l’attenzione ed energia nei diversi contesti della vita quotidiana.

Come riconoscere l’ADHD: quali sono i segnali da osservare? 

Un’altra domanda frequente che si pongono i genitori è: “come posso riconoscere l’ADHD già nei primi anni di vita? quali sono i sintomi dell’ADHD nella prima infanzia?”. L’ADHD non è una malattia, quindi non si parla di “sintomi” in senso medico, ma di segnali o campanelli d’allarme che possono emergere anche già nella scuola dell’infanzia. Alcuni tra i più frequenti sono: 

• Agitazione e bisogno costante di movimento: fatica a rimanere seduto, muove mani e piedi, cambia attività di frequente senza portarle a termine, tende ad alzarsi in contesti che richiedono calma.

Impulsività: agisce senza pensare alle conseguenze, interrompe conversazioni o giochi, è impaziente di aspettare il proprio turno, tollera poco la frustrazione.

Disattenzione: appare spesso “con la testa tra le nuvole”, si distrae facilmente, dimentica o perde oggetti, ha difficoltà a organizzare le attività scolastiche o quotidiane. 

È importante sottolineare che la presenza occasionale di questi comportamenti è normale nello sviluppo infantile. L’elemento che porta a un sospetto clinico è la loro persistenza da almeno 6 mesi a quando si fa l’osservazione, la manifestazione in più di un contesto (per esempio a casa e a scuola) e l’impatto negativo sul funzionamento del bambino.

Queste caratteristiche si riferiscono ai criteri riportati dal DSM-5-TR (APA, 2023), che è il  manuale di riferimento internazionale che usano tutti i clinici in ambito psicologico e psichiatrico per fare diagnosi non solo di ADHD e dei disturbi del neurosviluppo ma anche di tutti i disturbi mentali.

C’è differenza tra iperattività e ADHD? 

Spesso si tende a usare i due termini come equivalenti. In realtà l’ADHD è più complesso: include due dimensioni principali — disattenzione e iperattività/impulsività. Alcuni bambini mostrano prevalentemente disattenzione, altri impulsività e iperattività, altri ancora entrambe.

L’iperattività, quindi, è solo una parte del quadro. Un bambino con ADHD può anche non essere iperattivo, ma avere invece difficoltà a organizzarsi, a mantenere la concentrazione e a gestire il tempo.

Bisogna preoccuparsi dell’ADHD? 

Più che preoccuparsi, è importante comprendere l’ADHD. Non è una patologia da cui guarire, ma una forma di neurodiversità: una naturale espressione della variabilità del cervello umano.

Con il giusto supporto — da parte di insegnanti, famiglia e professionisti della salute — i bambini con ADHD possono affrontare con serenità il loro percorso di crescita, instaurare relazioni significative e sviluppare appieno le proprie potenzialità.

A scuola, uno strumento utile è il PDP (Piano Didattico Personalizzato), che permette di adattare la didattica alle caratteristiche del bambino, valorizzandone i punti di forza e compensando le difficoltà.

Non si tratta dunque di “preoccuparsi”, ma di riconoscere precocemente i segnali per attivare strategie efficaci, favorire l’inclusione e garantire pari opportunità di apprendimento e sviluppo.

Understanding how your son or daughter's mind works is the first step to really helping him or her. Find out his or her cognitive profile and find practical strategies to offer him or her the right support, at home and at school.