La dislessia è una condizione che rientra nei cosiddetti Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e ha delle ripercussioni sul processo di lettura. Non si tratta di una patologia, quanto piuttosto di una neurodiversità, ossia un’espressione della variabilità umana a livello cerebrale. Queste differenze neurologiche, però, hanno delle conseguenze importanti e selettive nella decodifica delle parole, in particolare sull’associazione tra grafemi (elemento scritto) e fonemi (suono).
Per questi motivi, la dislessia può avere ricadute su autostima, motivazione e autoefficacia, portando i bambini ad essere vittime di bullismo, essere derisi, non essere compresi dai familiari o dagli insegnanti. Le principali preoccupazioni legate a queste situazioni spaziano dall’avversione verso lo studio fino all’abbandono scolastico.
È necessario, quindi, aiutare genitori e docenti a riconoscere i segnali precoci e le caratteristiche della dislessia per evitare futuri scenari spiacevoli. Un ruolo chiave in questo lo hanno la sensibilizzazione, l’informazione e la formazione delle figure che gravitano intorno al minore.
Segnali precoci e caratteristiche della dislessia
Non esiste un percorso standard con cui la dislessia si manifesti, si può esprimere in forme diverse da bambino a bambino. Proprio per questo sarebbe opportuno che già in età prescolare si osservino le modalità comunicative e di gioco del minore.
Un consiglio per i genitori è proprio quello di giocare con il proprio figlio e analizzare le abilità:
– comunicative e linguistiche: il bambino riesce ad esprimersi bene o ha un vocabolario ristretto? Notate delle difficoltà ad apprendere parole o a pronunciare parole lunghe? Fa fatica a ricordare filastrocche, canzoncine o sequenze (giorni della settimana, mesi, numeri, alfabeto)?
– di discriminazione uditiva: il bambino riesce ad elaborare i suoni delle parole o fatica a riconoscere le lettere? Notate delle difficoltà nel distinguere lettere dalla pronuncia simile (es. f-v, t-d, b-p)? È in grado di riconoscere e memorizzare l’alfabeto?
– visuo-spaziali: il bambino organizza in modo adatto i giochi o notate delle difficoltà di pianificazione? Nei puzzle o nei mattoncini (giochi di costruzione) riesce a programmare adeguatamente le mosse per arrivare al risultato finale? È istintivo o si prende del tempo per riflettere? Perde facilmente l’attenzione o rimane ancorato al compito fino a quando non lo porta a termine?
– motorio-prassiche: quando il bambino disegna, come è il suo tratto grafico? Notate una certa goffaggine, una carente manualità, un tratto incerto? Ha difficoltà ad allacciarsi le scarpe o ad usare le forbici?
In età scolare, poi, i bambini impareranno le basi della scrittura e della lettura e sarà possibile controllare in modo specifico quelle che sono le caratteristiche primarie della dislessia. In particolare, gli alunni dislessici potranno presentare:
– lettura lenta: quando legge, il bambino che andamento ha? Lo trovate eccessivamente veloce o eccessivamente lento? Va a scatti, è poco fluente e impreciso?
– difficoltà di comprensione: vi sembra che il bambino fatichi a capire ciò che legge? Riuscite a cogliere se questo possa essere dovuto a una totale concentrazione sul processo di lettura piuttosto che sui contenuti?
– errori nella lettura: quando legge, il bambino commette numerosi errori? Che tipo di errori sono?
Solitamente nella dislessia troviamo errori di:
– inversione: il bambino scambia la sequenza delle lettere (es. “prugna” diventa “purgna”) oppure scambia le lettere con quelle speculari (es. p-q o b-d) o inverte l’ordine delle parole nella frase.
– omissione/aggiunta: il bambino salta o aggiunge una lettera, una sillaba o una parola all’interno della frase (es. “fuoco” diventa “fuco”).
– sostituzione: il bambino sostituisce lettere simili graficamente (es. E -F) o simili a livello sonoro (es. d-t) oppure sostituisce parole che hanno l’inizio in comune (es. “inversione” diventa “invenzione”)
– affaticamento mentale e fisico: il bambino si stanca mentre legge? Notate che tende ad evitare i compiti di lettura?
Cosa fare in caso di sospetto dislessia
Se il genitore ha il sospetto che il proprio figlio possa essere dislessico, la prima cosa da fare è mettersi in contatto con gli insegnanti per condividere le proprie impressioni. Prendere nota dei comportamenti e delle difficoltà riscontrate a casa, integrandole con le osservazioni dei docenti, darà una panoramica più completa della situazione.
A questo punto, è necessario riportare tutto ad uno specialista (es. logopedista, neuropsichiatra infantile, neuropsicologo), che saprà valutare in modo mirato la problematica. Avere una diagnosi di dislessia non deve essere vissuto come un dramma, ma deve essere visto come un riconoscimento che potrà supportare il bambino nella vita scolastica. Gli insegnanti, infatti, grazie ad essa, potranno attivare una serie di misure, che sosterranno il minore nel suo percorso d’apprendimento e gli daranno le stesse opportunità dei compagni. Attenzione, però: la diagnosi di dislessia può essere fatta solo alla fine della classe seconda primaria.
In Italia, esiste una legge (170/2010) che riconosce i DSA, di cui la dislessia fa parte, in ambito scolastico, tutelando gli alunni con questa diagnosi. In particolare, l’articolo 5 parla proprio dei provvedimenti da adottare e dell’esigenza di una didattica personalizzata. Questi accorgimenti sono raccolti all’interno del PDP (Piano Didattico Personalizzato), un documento di programmazione scolastica che garantirà il successo formativo dello studente. All’interno saranno presenti, quindi, i contenuti da veicolare, le metodologie da usare (es misure compensative e dispensative, metodi valutativi ecc.) e alcuni accorgimenti rispetto alle dimensioni trasversali (motivazione, abilità sociali ecc.). È opportuno che questo documento venga redatto all’inizio di ogni anno scolastico, ma, essendo flessibile, potrà essere modificato e aggiornato nl corso dell’anno in caso di ulteriori sviluppi.
Perché il PDP venga redatto, però, è necessario che il genitore consegni alla scuola la documentazione della diagnosi, la quale verrà protocollata e inserita nel fascicolo dell’alunno.
In sintesi, il genitore dovrà:
- osservare il bambino
- condividere le osservazioni con l’insegnante
- rivolgersi ad un professionista per avere una diagnosi
- in caso di diagnosi, consegnarla alla scuola per protocollarla
- approvare il PDP redatto dalla scuola, in caso lo reputasse ben sviluppato
- cercare ulteriori figure di supporto al bambino (tutor degli apprendimenti, psicologo, logopedista ecc.)
In questo modo, si potrà attivare una rete di servizi in grado di accompagnare lo sviluppo del bambino e supportare la famiglia in questo percorso.
