Viviamo in un periodo storico in cui la tecnologia fa parte della quotidianità di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, così come degli adulti. Smartphone, videogiochi, social network e piattaforme digitali sono ovunque e, se usati bene, possono diventare alleati preziosi: permettono di divertirsi, imparare, rimanere in contatto con gli altri.
Allo stesso tempo, però, può capitare che il confine tra un uso equilibrato e un uso eccessivo diventi meno chiaro, soprattutto quando le giornate sono piene, si è stanchi o manca il tempo per fermarsi a parlare di ciò che accade online.
Per questo si parla sempre più spesso di “dipendenza tecnologica”, un insieme di comportamenti che porta a passare molto tempo davanti agli schermi, spesso più di quanto vorremmo. Quando social e videogiochi vengono utilizzati senza consapevolezza, possono funzionare come una “scorciatoia” per sentirsi subito meglio, attivando nel cervello il sistema della ricompensa e rendendo difficile staccarsi.
Questa questione diventa ancora più rilevante nei bambini e nelle bambine, nei ragazzi e nelle ragazze con ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività): l’iperfocus, la difficoltà nella gestione del tempo e la ricerca costante di stimoli possono favorire comportamenti ripetitivi e difficili da interrompere, soprattutto se la tecnologia è l’unico spazio in cui si sentono davvero competenti e “bravi”.
La tecnologia come “ricompensa immediata”
Le tecnologie digitali — dai social ai videogiochi — sono pensate per attirare l’attenzione e mantenerla nel tempo. Ogni like, visualizzazione o piccolo premio ottenuto nei giochi attiva il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore che sostiene il nostro sistema di ricompensa. È per questo che questi strumenti possono risultare così gratificanti e, allo stesso tempo, così difficili da mettere da parte.
• Consiglio pratico: aiuta tuo figlio o tua figlia a riconoscere quando l’uso della tecnologia sta diventando “troppo”. Potete farlo insieme, partendo da esempi concreti: la fatica ad interrompere una partita, il bisogno di controllare continuamente il telefono o il malumore quando si chiede di spegnere lo schermo.
Quando questo meccanismo si combina con momenti di noia, stress o frustrazione, il rischio è che la tecnologia diventi la risposta automatica: “accendo un attimo la console”, “controllo solo un secondo i social”, “faccio un’altra partita e poi smetto”.
Nei bambini e nelle bambine, nei ragazzi e nelle ragazze con ADHD, questa dinamica può essere ancora più intensa. L’iperfocus li porta a immergersi completamente in ciò che li appassiona e, se il gioco è l’unico ambito in cui percepiscono successo, diventa ancora più difficile interrompere l’attività.
• Consiglio pratico: create insieme una routine che aiuti a dosare il tempo con la tecnologia. Una tabella semplice e visiva, condivisa e ben in vista, può essere utile, soprattutto se accompagnata da piccoli rinforzi positivi quando le regole vengono rispettate.
Ricordiamoci che questi semplici consigli funzionano solo se non si è ancora attivata quella dipendenza di cui parlavamo prima. In questo caso, l’intervento che si richiede è molto più complesso e richiede il supporto di uno specialista che guidi genitori e bambino/ragazzo a destrutturare il legame vincolante e disfunzionale che ha creato la dipendenza stessa.
Social media e autostima: comprendere e gestire le dinamiche del confronto
I social media sono parte integrante della vita degli adolescenti, e sempre più spesso anche dei preadolescenti, e possono diventare una fonte di forte coinvolgimento emotivo. La ricerca continua di like, commenti e visualizzazioni crea un ciclo di aspettative che può incidere sull’autostima e alimentare il confronto con gli altri.
Per bambine e bambini, ragazze e ragazzi con ADHD, l’impatto può essere ancora più forte: impulsività, sensibilità emotiva e fatica nel filtrare ciò che accade online possono amplificare il peso di un commento, di un’esclusione da una chat o di una risposta non arrivata.
In questo contesto, il ruolo della famiglia è fondamentale. Alla famiglia spetta il compito di delimitare i confini fra uso funzionale e disfunzionale delle tecnologie e questi confini sono determinati tramite le regole che i genitori danno ai bambini e ragazzi. Ma occorre stare molto attenti al fatto che questo percorso è molto delicato ed è importante che i genitori siano molto sinceri con sè stessi prima di imbattersi in un fallimento totale.
Occorre prima di tutto che i genitori facciano un esame di come loro vivono la relazione con le nuove tecnologie e i social perché in primis l’educazione a un uso funzionale dei social e delle tecnologie passa dall’esempio. Se il genitore ravvisa o ha anche il minimo dubbio di avere egli stesso difficoltà a controllarsi nell’uso dei social e delle tecnologie allora è meglio che intraprenda subito un percorso su se stesso per migliorare la propria situazione. Le regole infatti devono essere condivise. Regole condivise, spiegate con calma e applicate con coerenza aiutano a creare un ambiente prevedibile.
Quando anche gli adulti le rispettano, il messaggio diventa ancora più chiaro ed efficace, soprattutto per bambini e bambine con ADHD, che traggono grande beneficio da un contesto stabile e strutturato.
• Consiglio pratico: costruisci con tuo figlio o tua figlia alcuni “momenti senza smartphone”, come il momento dei pasti, il tempo dedicato ai compiti o la sera prima di dormire. Potete inserire piccole pause di disconnessione nel corso della giornata, concordandole insieme, in modo che non siano vissute come una punizione ma come un’abitudine di benessere.
Videogiochi e benessere digitale: capire quando è il momento di fare una pausa
I videogiochi offrono sfide continue, gratificazioni veloci e la sensazione di poter migliorare di livello, raccogliere premi, “sbloccare” obiettivi. È un’esperienza costruita per essere coinvolgente e motivante, che può portare facilmente a perdere la percezione del tempo.
Per bambini e bambine, ragazzi e ragazze con ADHD, tutto questo può diventare ancora più intenso. L’iperfocus può portarli a perdere la percezione del tempo, mentre l’impulsività e la difficoltà nel gestire le emozioni possono generare reazioni forti quando arriva il momento di spegnere lo schermo o interrompere una partita.
È importante prevenire l’insorgenza di comportamenti di dipendenza da utilizzo di videogiochi tramite una adeguata educazione all’uso funzionale delle tecnologie. Possono esserci percorsi psicoeducativi specifici che anche Develop-Players offre che aiutano a migliorare i comportamenti e le abitudini legate all’uso delle tecnologie e dei videogiochi.
Quando però la dipendenza è già in atto serve intervenire con azioni più forti e intraprendere percorsi psicologici o psicoterapeutici più strutturati. Anche in questo caso Develop-Players ha la possibilità di offrire supporto ai bambini/ragazzi e ai genitori.
Un passaggio importante è imparare a riconoscere i campanelli d’allarme di comportamenti disfunzionali severi. Quando l’uso di social e videogiochi inizia a influire sul sonno, sul rendimento scolastico, sull’umore o sulle relazioni con gli altri, è il momento di intervenire attivando percorsi di supporto psicologico o psicoterapeutico (a seconda della severità della situazione).
• Consiglio pratico: osserva tuo figlio o tua figlia nel come utilizza gli strumenti digitali per capire se la tecnologia viene usata quotidianamente e quanto impatta in modo negativo sulla sua vita sociale (isolamento sociale, dipendenza, cyberbullismo) e biologica (sonno, alimentazione). Questo dettaglio fa spesso una grande differenza. Puoi trovare il nostro questionario specifico che ti aiuta nell’osservazione!
Attività offline che aiutano a ritrovare equilibrio
A livello di prevenzione offrire altre esperienze non digitali vissute in famiglia o con i pari è fondamentale. Proporre attività offline che siano appaganti è un modo efficace per riequilibrare la giornata. Sport, musica, arte, giochi di gruppo o attività all’aperto possono offrire stimoli altrettanto gratificanti.
Per bambini e bambine, ragazzi e ragazze con ADHD, il movimento è un alleato importante: aiuta a regolare l’energia, favorisce la concentrazione e può ridurre la tensione accumulata. Anche attività manuali come cucinare, costruire, disegnare, fare bricolage o creare qualcosa con le mani permettono di sperimentare competenza, attenzione e piacere lontano dai dispositivi digitali.
• Consiglio pratico: costruite insieme una routine che alterni momenti online e momenti offline. Può essere utile scrivere nero su bianco come si distribuisce la giornata, valorizzando l’impegno nelle esperienze reali con rinforzi positivi, per esempio riconoscendo lo sforzo, dedicando tempo condiviso o proponendo attività scelte insieme.
Educazione emotiva e dialogo
Alla base di molti comportamenti legati a un uso eccessivo della tecnologia c’è spesso un bisogno emotivo non riconosciuto: il desiderio di sentirsi parte di un gruppo, di essere apprezzati, di riempire momenti di noia o di cercare stimoli immediati. Per questo la prevenzione non può limitarsi a orari e regole, ma richiede un dialogo aperto, quotidiano e sereno.
Per bambini e bambine, ragazzi e ragazze con ADHD, l’educazione emotiva è ancora più importante. Imparare a riconoscere le proprie emozioni, dare loro un nome e trovare strategie concrete per gestire l’impulsività è uno dei modi più efficaci per prevenire un rapporto rigido e ripetitivo con schermi, giochi o acquisti digitali.
Consiglio pratico: è indispensabile dedicare spazio a parlare con il proprio figlio o figlia del mondo digitale, di ciò che succede online e di come si sente mentre gioca o usa i social. Durante l’adolescenza non è sempre facile parlare con i genitori e può creare conflitti, usare tono curioso e non giudicante può essere di aiuto. Imparare ad ascoltare e farsi raccontare come funzionano i giochi e quali aspetti del gioco sono ritenuti divertenti li può far aprire a un momento di condivisione da cui poi partire per riflettere sugli aspetti di gestione del tempo di gioco.