L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) fa parte dei disturbi del neurosviluppo, una forma di neurodiversità che può rendere più complessa la regolazione dell’attenzione, gli apprendimenti, la gestione dell’impulsività, la regolazione emotiva e il controllo dell’attivazione motoria.
Sebbene alcuni di queste caratteristiche potrebbero interessare molte persone, solo in una parte di esse sono tali da presentarsi in forma severa e grave. Può inoltre succedere che queste caratteristiche si presentino insieme ad altri disturbi, ecco che si parla di comorbilità dell’ADHD.
Molte persone con ADHD possono convivere anche con altri disturbi che coinvolgono la sfera psicopatologica o neurologica, come nel caso della sintomatologia ansiosa, o de disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) o della sindrome di Tourette. Queste condizioni non si limitano a coesistere, come se venissero sommate, ma interagiscono tra loro, influenzando il funzionamento cognitivo, emotivo e comportamentale della persona.
Quando accade la compresenza di più disturbi, il processo diagnostico e di intervento diventa più difficile e richiede di individuare le priorità su cui intervenire per aiutare la persona, gradualmente ad affrontare i diversi problemi che sono associati al quadro complesso.
ADHD e comorbidità: cosa significa concretamente
Il termine comorbilità indica la presenza di uno o più disturbi che si manifestano insieme a quello principale e ne cambiano la manifestazione.
Nel caso dell’ADHD, questa condizione è piuttosto comune: secondo le ricerche, tra il 60% e il 70% delle persone con ADHD presenta anche un altro disturbo associato.
Una delle spiegazioni maggiormente condivise è che l’ADHD rappresenti una forma di neurodiversità, cioè una variazione nel funzionamento dei circuiti cerebrali coinvolti nella regolazione dell’attenzione, dell’inibizione e dell’attivazione motoria che è sovrapposta ad altri disturbi. Le stesse disfunzioni caratterizzano in modo analogo anche altri disturbi, come i disturbi di ansia, il Disturbi Ossessivo Compulsivi e la sindrome di Tourette.
ADHD e ansia: un intreccio frequente
L’ansia è una risposta fisiologica naturale, di preoccupazione, allerta, nervosismo di fronte alla percezione di una situazione percepita come potenzialmente dannosa. È una risposta fisiologica perché si accompagna sempre a reazioni fisiche come l’accelerazione del battito cardiaco, al cambiamento di colore della pelle, all’aumento della sudorazione, alla tensione muscolare. In una certa misura, l’ansia ha un ruolo utile: aumenta l’attenzione sul compito, ci prepara a reagire a un pericolo o a una sfida, focalizzando le energie. Tuttavia, quando diventa persistente e troppo intensa, può trasformarsi in un disturbo che interferisce con la vita quotidiana.
La relazione tra ADHD e il disturbo d’ansia, soprattutto in adolescenza, è piuttosto frequente – interessa più di un quarto delle persone con ADHD – e dipende da alcune caratteristiche neurobiologiche. Sembra, infatti, che questa associazione sia più comune nei profili in cui prevalgono le difficoltà attentive rispetto a quelle in cui prevale l’iperattività o l’impulsività.
I sottotipi di ansia più spesso associati all’ADHD sono i disturbi di panico, l’agorafobia, ansia sociale e ansia generalizzata.
I disturbi di panico sono un tipo di disturbo d’ansia dove l’aspetto psicofisiologico è prevalente su tutto e si caratterizza per la comparsa improvvisa e incontrollata di sensazioni forti come palpitazioni, sudorazione, tremori, dolore toracico, sensazione di soffocamento, vertigini, paura di morire o di perdere il controllo, e un forte senso di irrealtà.
L’agorafobia si manifesta come paura di trovarsi in situazioni o luoghi da cui è difficile fuggire o dove non si può ricevere aiuto, come ad esempio essere in luoghi affollati (centri commerciali, supermercati) o chiusi o usare i mezzi pubblici, o stare in coda. Chi soffre di agorafobia tende a evitare attivamente questi contesti, e il disturbo è spesso collegato a una storia di attacchi di panico, ma non sempre.
L’ansia sociale consiste in preoccupazione intensa per le situazioni sociali o di prestazione in cui si teme il giudizio negativo degli altri. Si manifesta con evitamento di queste situazioni e disagio, a volte accompagnato da sintomi fisici come tachicardia o sudorazione.
L’ansia generalizzata è un disturbo caratterizzato da preoccupazione e tensione eccessive e persistenti per diversi aspetti della vita quotidiana, che durano per almeno sei mesi e sono sproporzionate rispetto alla situazione. I sintomi includono difficoltà a controllare le preoccupazioni, irritabilità, disturbi del sonno, stanchezza, problemi di concentrazione, e sintomi fisici come tremori, sudorazione, tensione muscolare, nausea o tachicardia.
Quando ADHD e i disturbi di ansia coesistono, tendono a rafforzarsi a vicenda: l’ansia riduce la capacità di concentrazione, mentre l’ADHD amplifica la tensione dovuta a comportamenti impulsivi o disorganizzati.
ADHD e DOC: quando il controllo diventa ossessione
Un’altra associazione rilevante è quella tra ADHD e DOC (Disturbo Ossessivo-Compulsivo). Il DOC è caratterizzato da pensieri ricorrenti e intrusivi, ovvero che compaiono in modo incontrollato e improvviso, e in comportamenti ripetitivi associati a un forte bisogno di controllo, spesso accompagnato da un’elevata ansia legata al rischio o al timore di commettere errori.
A prima vista, i due disturbi sembrano molto diversi: l’ADHD è associato a impulsività e disorganizzazione, mentre il DOC si manifesta come bisogno costante di controllo, ordine e prevedibilità. Eppure, i sintomi dell’ADHD sono presenti in circa un quarto delle persone con DOC.
La comorbilità ADHD–DOC non deriva da meccanismi neurofunzionali identici – poiché le aree cerebrali coinvolte funzionano in modo diverso nei due disturbi (il sistema fronto-striatale ad esempio sembra essere iperattivo nel DOC e ipoattivo nell’ADHD) – ma in entrambi i casi il sistema è disregolato e ha conseguenze funzionali simili. Entrambi i disturbi possono infatti presentare impulsività o compulsività, disattenzione o pensieri ripetitivi, e difficoltà nel controllo esecutivo.
È importante distinguere tra impulsività e compulsività: la prima è l’incapacità di trattenere un’azione dettata dall’urgenza del momento, la seconda è il bisogno di ripetere gesti o rituali per ridurre l’ansia generata da pensieri intrusivi. Quindi in un caso c’è l’incapacità del controllo, nell’altro c’è un ipercontrollo. Tuttavia, nella pratica clinica non è raro incontrare persone che presentano a seconda della situazione sintomi misti.
Ad esempio, un bambino o una bambina con ADHD, a causa della disattenzione o della disorganizzazione, può sviluppare strategie di autocontrollo molto rigide – come scrivere continuamente promemoria o pianificare routine precise – nel tentativo di gestire l’ansia legata al rischio di dimenticare qualcosa ma in un altro contesto, durante il compito dell’ascolto della lezione,non riuscire a controllare l’impulso ad intervenire anche senza essere interrogata o non rispettando il proprio turno di parola.
Anche in questo caso, è essenziale una diagnosi accurata, capace di riconoscere come i due disturbi si influenzano e si manifestano insieme. Solo comprendendo questa interazione è possibile costruire un percorso di supporto efficace, che aiuti la persona a ritrovare equilibrio e serenità nella vita quotidiana.
ADHD e Tourette: quando i tic si aggiungono all’iperattività
Il legame tra ADHD e sindrome di Tourette è un’altra associazione importante da conoscere e comprendere. La sindrome di Tourette è caratterizzata dalla presenza di tic motori e vocali, ovvero movimenti o suoni involontari, rapidi e ripetitivi che tendono a persistere nel tempo.
I tic motori consistono in movimenti improvvisi e incontrollati (come spasmi o contrazioni), mentre i tic vocali si manifestano con suoni o versi prodotti senza intenzione.
Tra le persone con Tourette, l’ADHD rappresenta la comorbilità più comune: compare nel 60–80% dei casi. Viceversa, circa il 20% dei bambini o delle bambine con ADHD presenta anche un disturbo da tic.
È interessante notare che la presenza di sindrome di Tourette in chi ha ADHD tende ad avere un impatto limitato sul funzionamento scolastico e sociale, mentre la presenza di ADHD in chi ha la Tourette è spesso associata a difficoltà cognitive e relazionali più evidenti. In questo caso, la combinazione tra tic, iperattività e disattenzione può rendere più complessa la gestione della quotidianità di bambini e bambine, ma anche di ragazzi e ragazze, influendo sulle relazioni, sull’apprendimento e sul benessere emotivo.
Le cause di questa associazione sono molteplici: genetiche, ambientali e neurobiologiche. Per questo motivo è importante affidarsi a uno specialista, che attraverso test e valutazioni specifiche possa verificare la presenza di entrambe le condizioni e definire un percorso di supporto personalizzato, adatto all’età e ai bisogni di ogni bambino, bambina, ragazzo o ragazza.