Prendere la patente rappresenta un passaggio evolutivo significativo. Segna l’ingresso in una fase di maggiore autonomia e responsabilità. Quando lavoro con adolescenti con ADHD o DSA, questo traguardo viene vissuto come una prova importante che coinvolge identità, fiducia personale e capacità di autoregolazione.
Guidare attiva funzioni cognitive specifiche: gestione dell’attenzione, tempi di reazione, controllo dell’impulsività, pianificazione, percezione visuospaziale. Ogni persona presenta un profilo unico di funzionamento. L’obiettivo clinico è comprendere questo profilo e costruire condizioni che favoriscano sicurezza e consapevolezza.
In studio ascolto spesso domande legate alla concentrazione, alla gestione dei quiz, alla sicurezza alla guida. Accolgo questi interrogativi come parte di un processo di crescita. La valutazione individuale e l’uso di strategie mirate permettono a molti ragazzi e ragazze con ADHD o DSA di diventare guidatori attenti e responsabili. Il punto centrale consiste nel conoscere il proprio funzionamento cognitivo e regolativo mentre si è al volante.
Di seguito condivido cinque aspetti fondamentali da considerare.
1. DSA: strumenti compensativi per l’esame di teoria
Per i candidati con DSA, l’esame di teoria può prevedere strumenti compensativi analoghi a quelli utilizzati in ambito scolastico. La finalità è garantire una valutazione focalizzata sulla conoscenza del codice della strada e del veicolo, valorizzando i contenuti piuttosto che la velocità o l’efficienza di lettura.
Il Decreto Ministeriale 243/2021 e la circolare 28649 del 2021 prevedono specifiche tutele, previa presentazione della certificazione durante la visita per l’idoneità psico-fisica.
Tra le misure previste rientrano, tra le altre:
- una maggiorazione del tempo pari al 30%
- la possibilità di utilizzare file audio per l’ascolto dei quiz
Questi strumenti sostengono l’equità della prova e favoriscono un’esperienza d’esame più aderente alle reali competenze del candidato o della candidata.
2. ADHD: attenzione e funzioni esecutive alla guida
La guida richiede integrazione di percezione, attenzione sostenuta, memoria di lavoro e pianificazione. Nell’ADHD possono emergere difficoltà legate alla regolazione attentiva e al controllo dell’impulsività. In alcuni casi l’impulsività si traduce in decisioni troppo rapide agli incroci o nelle immissioni; la disattenzione può ridurre la qualità della scansione visiva dell’ambiente.
Nel lavoro clinico accompagno i ragazzi e le ragazze a riconoscere questi pattern e a strutturare strategie operative.
Tra le strategie utili:
- pianificazione preventiva dei percorsi, anche con il supporto del navigatore, per ridurre carico cognitivo e stress
- utilizzo dei comandi vocali per limitare l’interazione manuale con i dispositivi
- integrazione dello smartphone con il sistema dell’auto e gestione delle funzioni tramite l’assistente vocale, quando possibile
- cura dell’ambiente interno dell’auto, riducendo le fonti di distrazione e regolando in modo adeguato volume e stimoli sonori
La strutturazione dell’ambiente e l’uso consapevole degli strumenti tecnologici contribuiscono alla sicurezza e alla stabilità attentiva.
3. Terapia farmacologica e idoneità alla guida
Quando è presente una terapia farmacologica per l’ADHD, una regolazione adeguata può favorire stabilità attentiva e controllo comportamentale, con ricadute positive anche sulla sicurezza stradale.
L’idoneità alla guida viene valutata dalla Commissione Medica Locale, sulla base della documentazione clinica. L’esito può prevedere:
- idoneità piena
- idoneità con limitazioni
- sospensione dell’idoneità
L’idoneità con limitazioni è una possibilità frequente in presenza di condizioni cliniche che richiedono monitoraggio, tra cui l’ADHD. La valutazione tiene conto del quadro clinico, dell’andamento nel tempo e dell’aderenza terapeutica.
Le recenti modifiche al Codice della Strada includono controlli mirati sull’uso di sostanze psicoattive. Alcuni farmaci, come il metilfenidato, possono risultare rilevabili ai test. Per questo motivo suggerisco sempre di portare con sé la documentazione medica che attesti la prescrizione e l’indicazione terapeutica.
La persona alla guida deve inoltre monitorare eventuali effetti collaterali che possano incidere sulle prestazioni psicofisiche e scegliere in modo responsabile rispetto alla propria condizione, confrontandosi con il medico curante in caso di dubbi.
4. L’importanza di una pratica prolungata
L’automatizzazione dei movimenti di guida richiede tempo: cambi marcia, uso degli specchietti, modulazione della frenata, gestione coordinata di volante e pedali. In presenza di una neurodiversità, il processo può richiedere un numero maggiore di ripetizioni per consolidare la memoria procedurale.
Nel percorso clinico incoraggio una pratica estesa e graduale. Un numero adeguato di guide con l’istruttore o con un adulto di riferimento, in un clima sereno, facilita l’acquisizione della tecnica. Quando i movimenti diventano più automatizzati, si liberano risorse cognitive utili per la gestione dell’imprevisto e del traffico complesso.
5. L’aspetto emotivo: autostima e gestione dell’ansia
Molti ragazzi e ragazze con ADHD o DSA arrivano alla maggiore età con una storia di esperienze scolastiche impegnative. La patente può assumere un valore simbolico rilevante. L’esito di un esame incide sulla percezione di sé e sull’autoefficacia.
Nel mio lavoro clinico accompagno le famiglie a sostenere motivazione, senso di competenza e tolleranza alla frustrazione. Le simulazioni dei quiz rappresentano uno spazio utile per allenare la gestione dell’errore e la regolazione emotiva.
Durante le guide, la relazione con l’istruttore assume un ruolo centrale. Una comunicazione chiara e un metodo didattico calibrato sul funzionamento individuale favoriscono apprendimento e fiducia. Condividere la condizione clinica con l’autoscuola, quando ci si sente a proprio agio nel farlo, può facilitare un percorso formativo più aderente alle esigenze della persona.