16 Gennaio 2026

Dall’ADHD infantile all’età adulta: cosa cambia e come accompagnare bambini e bambine verso il futuro

ADHD infantile

Quando incontro i genitori nel mio studio, colgo spesso nei loro sguardi una domanda che va oltre il presente. Mentre parliamo di disattenzione, iperattività o impulsività nei bambini e nelle bambine, percepisco che una parte del loro pensiero è già rivolta al futuro. È una proiezione naturale: riguarda l’età adulta, l’autonomia, la possibilità di costruire una vita personale, lavorativa e relazionale. Domande come “chi diventerà mio figlio o mia figlia?” emergono con forza e meritano spazio.

In questi momenti accompagno sempre le famiglie a un punto centrale del mio lavoro: l’ADHD evolve nel tempo seguendo traiettorie riconoscibili e affrontabili. Il futuro prende forma passo dopo passo, attraverso la consapevolezza del proprio funzionamento, il riconoscimento delle risorse individuali e la costruzione graduale di strumenti utili alla vita quotidiana. Preparare oggi bambini e bambine significa creare le condizioni per una crescita più serena e orientata al domani.

Come cambia l’ADHD nel tempo?

Spesso l’ADHD viene immaginato solo attraverso comportamenti visibili nell’infanzia, come la difficoltà a restare seduti o il bisogno continuo di muoversi. Nel tempo, però, la persona, i suoi comportamenti e il come si esprime la difficoltà evolve.

Le ricerche mostrano che in circa un terzo dei bambini e delle bambine l’ADHD segue un andamento legato a una maturazione progressiva delle funzioni esecutive, con una riduzione di alcune delle caratteristiche tipiche in età adulta. In circa la metà dei casi, invece, disattenzione e iperattività accompagnano anche l’adolescenza e la vita adulta, assumendo forme diverse rispetto all’infanzia.

Con il passare degli anni, quella che chiamiamo iperattività tende spesso a trasformarsi. Negli adulti si manifesta più facilmente come irrequietezza interna, una sensazione di attivazione costante che rende complesso il rilassamento. Disattenzione e impulsività restano centrali e possono emergere nella gestione del tempo, nell’organizzazione delle attività quotidiane e nelle relazioni.

Gli studi indicano quindi un’evoluzione delle caratteristiche, che cambiano forma e modalità di espressione. Comprendere questo passaggio aiuta famiglie, ragazzi e ragazze ad arrivare preparati all’età adulta, con aspettative realistiche e strumenti adeguati per orientarsi nel proprio percorso.

La transizione adolescenza–età adulta nell’ADHD

La fase più delicata, quando parlo di ADHD, riguarda spesso il passaggio tra adolescenza ed età adulta. È un momento in cui le richieste dell’ambiente aumentano rapidamente: studio sempre più autonomo, prime esperienze lavorative, patente, relazioni affettive più complesse. Tutto questo avviene mentre ragazze e ragazzi stanno costruendo la propria indipendenza.

Le difficoltà per le persone adolescenti con ADHD riguarda anche la sfera emotiva e la capacità non solo di organizzarsi ma anche la regolazione emotiva. Spesso chi ha ADHD non riesce ad avere una stabilità emotiva che permette di instaurare relazioni stabili. Questo può creare comportamenti disadattivi che si associano a una tendenza a sviluppare altre tipologie di sintomi anche psichiatrici. I dati mostrano una maggiore esposizione a comportamenti legati all’uso di nicotina, alcol e sostanze e a percorsi scolastici più discontinui. Inoltre, l’ADHD si associa spesso a quadri di forte oppositività o a modalità di comportamento disorganizzate, che interessano una parte significativa di ragazzi e ragazze e rendono il passaggio all’età adulta complesso.

Nel mio lavoro ricordo spesso che il futuro resta aperto e influenzabile e il contesto familiare, sociale e culturale in cui bambini e bambine crescono gioca un ruolo fondamentale. È proprio per questo che sottolineo l’importanza di un sostegno continuo alle famiglie: l’ambiente può orientare in modo significativo la traiettoria evolutiva nel tempo.

ADHD in età adulta: caratteristiche e sfide quotidiane

Quando accompagno le famiglie a guardare avanti, chiarisco sempre un passaggio: preparare bambini e bambine con ADHD al futuro significa comprendere come questo funzionamento si esprime nell’età adulta. Conoscere cosa può emergere nel quotidiano aiuta a costruire aspettative realistiche e strumenti utili nel tempo.

Nella vita adulta, le principali aree di maggiore fragilità riguardano le funzioni esecutive, che influenzano l’organizzazione delle attività, la gestione delle emozioni e dell’attenzione:

  • pianificazione: difficoltà nel valutare il tempo necessario per un compito (la cosiddetta cecità temporale), nell’organizzare scadenze e priorità, con la tendenza a perdersi nei dettagli
  • autoregolazione emotiva: fatica nel modulare la frustrazione sul lavoro o nelle relazioni, con reazioni impulsive e una frequente sensazione di noia o insoddisfazione
  • disattenzione: attenzione discontinua nei compiti prolungati, facile distraibilità, dimenticanze e difficoltà nel portare a termine ciò che si inizia
  • irrequietezza: sovraccarico mentale, ricerca continua di stimoli e difficoltà a rilassarsi

Costruire l’autonomia per il futuro con l’ADHD

1. Passare dal controllo alla delega

Quando parlo di futuro e ADHD, chiarisco sempre l’obiettivo del lavoro con le famiglie: accompagnare bambini e bambine verso un’età adulta in cui possano orientarsi nel mondo riconoscendo il proprio funzionamento. L’attenzione è sull’autonomia, sulla capacità di usare strumenti e strategie che permettano di affrontare la quotidianità con maggiore sicurezza.

Nel quotidiano, noi adulti svolgiamo spesso una funzione di supporto alle funzioni esecutive di bambini e bambine: organizziamo i tempi, gli spazi e le priorità. Con la crescita, questo assetto evolve. Il passaggio avviene quando iniziamo a coinvolgere ragazze e ragazzi nelle decisioni, affiancandoli nell’uso di strumenti esterni come app, promemoria o calendari visivi. Anche le piccole dimenticanze diventano occasioni di esperienza condivisa: viverle insieme, senza giudizio, favorisce una comprensione più profonda e duratura.

2. Autoconsapevolezza

Un adulto sereno con ADHD è una persona che conosce il proprio funzionamento. Nel lavoro con le famiglie invito a spiegare a bambini e bambine come funziona la mente mentre svolge certi compiti, usando parole chiare e rispettose, così da ridurre lo stigma. Spostare il focus dalle etichette all’osservazione aiuta molto: riconoscere la fatica nell’avvio di un compito, chiedersi insieme se è troppo lungo, se serve una pausa o se può essere suddiviso in passaggi più piccoli favorisce problem solving e autoregolazione.

3. Creare una rete di supporto

Preparare il futuro richiede un lavoro strutturato e fondato su evidenze scientifiche. L’esperienza clinica mostra quanto sia utile una rete di supporto composta da professionisti diversi, che collaborano tra loro per costruire un percorso personalizzato. Questo approccio sostiene bambini, bambine, ragazze e ragazzi nel tempo e contribuisce a rafforzare la percezione di sé, evitando che l’identità venga definita solo dalle difficoltà incontrate.

4. Valorizzare le risorse

Accanto alle sfide, l’ADHD porta con sé anche risorse significative. Molti ragazzi e molte ragazze mostrano interessi intensi, creatività e modalità di pensiero originali. Il mio lavoro consiste spesso nell’aiutarli a riconoscere ciò che li appassiona e ciò in cui si sentono competenti. Costruire l’autostima a partire dai punti di forza rappresenta una base solida per affrontare il percorso verso l’età adulta.

Capire come funziona la mente di tuo figlio o di tua figlia è il primo passo per aiutarlo o aiutarla davvero. Scopri il suo profilo cognitivo e trova strategie pratiche per offrirgli il giusto supporto, a casa e a scuola.