Quando si parla di ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) o di DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), il pensiero comune si concentra spesso sulle difficoltà: distrazione, eccessivo movimento, lentezza o inaccuratezza nella lettura. Eppure, sebbene queste caratteristiche siano gli aspetti tipici del disturbo, non possono assolutamente descrivere la persona nella sua totalità.
Ogni individuo, che abbia un disturbo di lettura o un disturbo di attenzione o nessuno dei due, è sempre espressione di un intricato insieme di fragilità e punti di forza. È solo grazie alla continua scoperta di entrambi che può creare la propria identità e unicità. Ogni persona, imparando a conoscere il proprio sé, impara anche ad affrontare le sfide di ogni giorno. Le difficoltà sono spesso facili da riconoscere.
Ma come fare a scoprire i propri talenti? Ognuno scopre i propri confrontandosi con l’ambiente e con gli altri, ed è grazie al riconoscimento degli altri – che siano pari o persone adulte – che si ha la conferma delle proprie abilità. Spesso quando si vuole valorizzare le persone con neurodivergenze come autismo, DSA O ADHD, si commette lo stesso errore dell’iperfocus ADHD e della global vision tipica della dislessia: due caratteristiche che, se comprese e valorizzate, possono diventare linfa vitale per la creatività e la produttività.
Iperfocus ADHD: definizione e caratteristiche
Una delle caratteristiche più sorprendenti dell’ADHD è l’iperfocus, una condizione di concentrazione estrema ADHD che porta a immergersi completamente in un’attività gratificante e stimolante, fino quasi a perdere la percezione del tempo e di ciò che accade intorno.
Contrariamente a quanto si pensa, l’ADHD non implica una mancanza di attenzione, ma una difficoltà nel regolarla. È come se il cervello passasse rapidamente da uno stimolo all’altro, tranne quando incontra qualcosa di davvero coinvolgente: in quel caso si “aggancia” come una calamita, rimanendo concentrato in modo totale.
Questa concentrazione estrema ADHD può sembrare un paradosso – distrazione e dedizione assoluta nello stesso tempo – ma in realtà rappresenta due facce della stessa medaglia. Le persone con ADHD faticano a controllare l’intensità della loro attenzione, che può oscillare da momenti di scarsa concentrazione a fasi di profonda immersione.
Riuscire a trasformare l’iperfocus in risorsa significa quindi coltivare un vero e proprio talento nascosto ADHD, utile in contesti che richiedono creatività, innovazione o capacità di approfondimento.
Come trasformare l’iperfocus in risorsa
Per sfruttare al meglio questo potenziale è importante canalizzare l’iperfocus verso attività significative. Molte persone con ADHD scoprono di riuscire a lavorare per ore senza interruzioni su ciò che le appassiona davvero: un progetto artistico, un testo da scrivere, una composizione musicale, un’idea da sviluppare. È in questi momenti che le ossessioni ADHD positive diventano fonte di eccellenza.
Nel caso dei bambini e delle bambine, può essere utile partire dai loro interessi per indirizzare queste inclinazioni verso attività costruttive e coinvolgenti. Se, ad esempio, sono appassionati di supereroi, si può proporre di scrivere un tema usando come protagonista il loro personaggio preferito: in questo modo, la motivazione personale diventa un canale per l’apprendimento.
Per coltivare e rendere più efficace l’iperfocus è utile:
- prevedere piccoli momenti di pausa per evitare il sovraccarico mentale
- creare un ambiente ordinato e privo di distrazioni, che favorisca l’attenzione profonda
- utilizzare strumenti di gestione del tempo, come la tecnica del pomodoro, per bilanciare concentrazione e riposo
L’iperfocus ADHD può diventare una risorsa straordinaria quando viene indirizzato verso:
- la ricerca, dove curiosità e perseveranza portano a scoperte e idee innovative
- l’arte e la creatività, grazie alla capacità di generare pensieri e soluzioni fuori dagli schemi
- il business e la tecnologia, dove la dedizione assoluta a un problema consente di individuare soluzioni nuove e originali
La visione globale nella dislessia: pensare per immagini e vedere l’insieme
Anche la dislessia, come l’ADHD, è spesso associata solo alle difficoltà – in questo caso legate alla lettura e alla scrittura – ma molte persone dislessiche possiedono una straordinaria capacità di visione globale, o global vision.
Il cervello di chi ha dislessia tende a elaborare le informazioni in modo visivo e intuitivo. Invece di concentrarsi sui singoli dettagli, coglie l’insieme, le connessioni e le relazioni tra elementi in modo non lineare e più olistico. Questo talento dislessia emerge con ancora maggiore evidenza in età adulta, quando lo stile di pensiero è stato affinato nel tempo.
Durante l’età dello sviluppo, questa visione globale può diventare un punto di forza:
- nello studio, grazie alla capacità di comprendere rapidamente le strutture logiche e le relazioni tra concetti
- nella costruzione di mappe concettuali, individuando parole chiave e collegamenti tra idee
- nella ricerca scolastica, proponendo interpretazioni nuove e interdisciplinari
Nell’età adulta, la global vision risulta particolarmente preziosa in ambiti come:
- creatività e design, dove la visione d’insieme consente di immaginare progetti complessi
- problem solving strategico, grazie alla capacità di vedere soluzioni da prospettive diverse
- leadership e visione d’impresa, dove è utile comprendere dinamiche ampie e prevedere scenari futuri
Dalle difficoltà ai talenti nascosti
La vera chiave del cambiamento è spostare lo sguardo: passare da una visione centrata sulla difficoltà a una centrata sul potenziale.
ADHD e dislessia sono forme di neurodiversità, cioè espressioni naturali della varietà umana. Ognuno di noi percepisce e interpreta il mondo in modo unico, ma alcune differenze possono risultare più sfidanti in contesti che non le riconoscono o non le valorizzano.
In un sistema scolastico ancora basato su modelli visivo-verbali e poco stimolanti, i bambini e le bambine con ADHD o dislessia fanno più fatica a esprimere il loro potenziale e a sentirsi pienamente compresi. Ma è proprio negli ambienti più inclusivi – a scuola come nel lavoro – che la diversità si trasforma in forza: da essa nascono innovazione, empatia, creatività e pensiero non convenzionale.
Riconoscere il talento nascosto ADHD e il talento dislessia significa valorizzare le differenze, coltivare l’unicità e creare spazi in cui ogni mente possa contribuire con ciò che la rende speciale. È questa, in fondo, la vera chiave del progresso.