Chi vive o lavora con i DSA sa che le difficoltà nella lettura, nella scrittura o nel calcolo non dipendono dallo scarso impegno o dalle capacità intellettive.
Quando la lettura è lenta e presenta diversi errori, la scrittura risulta poco leggibile o il processo di calcolo fatica ad automatizzarsi, siamo davanti a un funzionamento specifico che richiede strumenti e strategie adeguati.
Ogni cervello elabora le informazioni in modo differente. I DSA descrivono profili di funzionamento neurobiologico specifici, che possono creare ostacoli concreti nella vita scolastica e quotidiana.
Il potenziamento cognitivo nei DSA si colloca in questo spazio. È una forma di allenamento strutturato che lavora sulle funzioni alla base degli apprendimenti, con l’obiettivo di ridurre la fatica e favorire una maggiore autonomia nello studio.
Che cos’è il potenziamento cognitivo nei DSA?
Il potenziamento cognitivo è un percorso di training rivolto alle funzioni cognitive che sostengono gli apprendimenti scolastici.
A differenza di una sessione di compiti assistiti, prevede attività selezionate in base al profilo del bambino, agli obiettivi individuati durante la valutazione e alle aree che richiedono maggiore supporto.
Come accade in una palestra, gli esercizi vengono scelti per allenare abilità precise. Il percorso può intervenire sulle funzioni cognitive trasversali e sulle abilità specifiche coinvolte nella lettura, nella scrittura e nel calcolo.
Quali funzioni cognitive vengono allenate?
Le funzioni cognitive trasversali partecipano a molte attività scolastiche e quotidiane.
Tra queste troviamo:
- La memoria di lavoro, cioè la capacità di conservare e rielaborare informazioni per un breve periodo. Entra in gioco, per esempio, durante la comprensione di una frase lunga o nello svolgimento di un calcolo mentale.
- La velocità di elaborazione, che riguarda il tempo necessario per riconoscere, comprendere e utilizzare informazioni visive o linguistiche.
- L’attenzione, che permette di selezionare gli stimoli rilevanti e mantenere il focus durante un’attività.
- L’inibizione, utile per controllare le risposte automatiche e scegliere quella più adeguata al compito.
- La flessibilità cognitiva, che consente di cambiare strategia quando quella utilizzata non risulta efficace.
- La pianificazione, coinvolta nell’organizzazione delle azioni necessarie per raggiungere un obiettivo.
Il potenziamento dell’attenzione nei DSA, per esempio, può aiutare il bambino a mantenere più a lungo il focus, gestire le distrazioni e distribuire meglio le proprie energie cognitive.
Su quali abilità specifiche interviene il potenziamento?
Le attività vengono definite in base alle caratteristiche del bambino e all’area di apprendimento coinvolta.
Lettura e dislessia
Gli esercizi di potenziamento per la dislessia possono lavorare sulla consapevolezza fonologica, sulla discriminazione visiva tra lettere simili e sulla conversione tra grafema e fonema, cioè tra lettera e suono.
Il percorso può coinvolgere anche la fluidità della lettura e il riconoscimento più rapido delle parole.
Un training cognitivo per la dislessia può quindi integrare attività specifiche sulla lettura con esercizi rivolti all’attenzione, alla memoria di lavoro e alle funzioni esecutive.
Scrittura e disortografia
Il lavoro sulla scrittura ortografica può concentrarsi sull’analisi dei suoni che compongono le parole, sulla conversione tra fonemi e grafemi e sull’applicazione delle regole ortografiche.
Le attività possono riguardare, per esempio, doppie, accenti, apostrofi e gruppi consonantici complessi.
Grafia e disgrafia
Nel caso della disgrafia, gli interventi sugli aspetti grafo-motori specifici come postura, impugnatura, coordinazione occhio-mano, pressione sul foglio e gestione dello spazio sono di competenza del terapista della neuro-psicomotricità dell’età evolutiva (TNPEE).
Il potenziamento cognitivo può intervenire in modo complementare sulle componenti visuo-spaziali e attentive associate alla scrittura, all’interno di un percorso coordinato in équipe.
Calcolo e discalculia
Nell’area matematica, il percorso può intervenire sul senso del numero, sull’associazione tra quantità e simbolo numerico e sulla scomposizione dei numeri.
Le attività possono riguardare anche i fatti aritmetici, come le tabelline, le procedure di calcolo e la comprensione dei problemi.
La scelta degli esercizi dipende sempre dal profilo individuale e dalle possibilità di sviluppo del bambino.
Cosa dice la ricerca scientifica?
Il potenziamento cognitivo si basa sul principio della neuroplasticità, cioè sulla capacità del cervello di modificare le proprie connessioni in risposta all’esperienza e agli stimoli.
La ripetizione di attività specifiche e progressive può favorire l’apprendimento e il consolidamento delle abilità allenate. I risultati dipendono però dal tipo di training, dalla frequenza delle sessioni e dalle caratteristiche della persona.
Alcune ricerche hanno osservato miglioramenti nelle funzioni cognitive in seguito a percorsi strutturati. Un contributo di Avtzon sul training cognitivo nei bambini con difficoltà di apprendimento descrive i possibili effetti dell’allenamento sulle abilità cognitive coinvolte negli apprendimenti.
Un aspetto importante riguarda il trasferimento delle competenze. Migliorare all’interno di un esercizio rappresenta un primo risultato, mentre l’efficacia del percorso va verificata anche nello studio e nelle attività quotidiane.
La continuità tra il lavoro svolto con il professionista e le attività a casa può sostenere il percorso. Uno studio pilota pubblicato su Education and Information Technologies ha sperimentato l’integrazione tra giochi computerizzati e attività domiciliari con il coinvolgimento dei genitori.
I risultati sono interessanti, ma derivano da un numero limitato di partecipanti. La ricerca richiede quindi protocolli strutturati, monitoraggio e valutazioni attente degli esiti.
Come funziona un percorso di potenziamento cognitivo?
Un percorso efficace comprende alcune fasi fondamentali.
1. La valutazione neuropsicologica
Prima di proporre un intervento, è necessario conoscere il profilo del bambino.
La valutazione neuropsicologica permette di individuare i punti di forza e le aree che richiedono maggiore supporto. Possono essere approfondite le abilità scolastiche, l’attenzione, la memoria di lavoro e le funzioni esecutive.
Queste informazioni permettono di definire obiettivi coerenti e selezionare le attività più adatte.
2. Il training mirato e personalizzato
L’allenamento deve essere calibrato sulle caratteristiche individuali.
Le attività cognitive per bambini con DSA devono proporre una difficoltà accessibile: sufficiente a stimolare l’apprendimento e compatibile con le risorse del bambino.
La difficoltà viene modificata progressivamente in base alle risposte e ai miglioramenti osservati. Quando previsto dal percorso, il lavoro svolto con il professionista può proseguire a casa attraverso sessioni brevi e regolari.
3. Il monitoraggio dei risultati
Il professionista verifica l’andamento del training attraverso i dati raccolti durante le attività e l’osservazione dei cambiamenti nella vita quotidiana.
Il monitoraggio permette di capire quali abilità stanno migliorando e se il bambino riesce a utilizzarle anche nello studio.
In base ai risultati, il programma può essere aggiornato e adattato.
Quale ruolo hanno gli strumenti digitali?
La continuità e l’adesione al percorso rappresentano aspetti centrali del potenziamento cognitivo.
Le attività tradizionali su carta possono essere utili, ma per alcuni bambini risultano ripetitive o difficili da mantenere nel tempo. Gli strumenti digitali permettono di proporre esercizi interattivi, feedback immediati e livelli di difficoltà progressivi.
I serious game utilizzano le dinamiche del gioco per raggiungere finalità educative o cliniche. Il gioco diventa quindi il contesto attraverso cui allenare determinate abilità, mantenendo un coinvolgimento attivo.
Come funziona Eye-Riders?
Develop Players ha sviluppato Eye-Riders, un serious game progettato da un gruppo multidisciplinare di professionisti e ricercatori del neurosviluppo.
Il programma è rivolto al potenziamento dell’attenzione e di alcune funzioni esecutive in bambini e adolescenti.
Le attività proposte lavorano su:
- attenzione visiva e uditiva
- inibizione delle risposte automatiche
- flessibilità cognitiva
- pianificazione.
Il livello di difficoltà aumenta progressivamente e viene adattato alle risposte della persona.
Il professionista può seguire l’andamento del percorso attraverso i dati raccolti dalla piattaforma. L’accesso da casa consente inoltre di mantenere una maggiore continuità tra le sessioni, secondo il programma definito dal clinico.
Eye-Riders si concentra sulle componenti attentive ed esecutive. Il suo utilizzo viene inserito all’interno di un percorso personalizzato, costruito sulla base della valutazione e degli obiettivi individuati.
Il potenziamento cognitivo è adatto a tutti i bambini con DSA?
Ogni bambino presenta un profilo differente.
Per alcuni, la priorità riguarda la lettura o il calcolo. Per altri può essere utile lavorare anche sull’attenzione, sulla memoria di lavoro o sull’organizzazione delle attività.
Il potenziamento cognitivo acquista valore quando parte da una valutazione accurata, utilizza attività coerenti con il profilo e prevede un monitoraggio dei risultati.
L’obiettivo è accompagnare il bambino nello sviluppo delle proprie risorse e nella costruzione di strategie che rendano lo studio più sostenibile e autonomo.




